{"id":3159,"date":"2019-10-26T09:40:29","date_gmt":"2019-10-26T09:40:29","guid":{"rendered":"https:\/\/giuliazappa.net\/alla-paris-art-week-il-design-che-non-ti-aspetti\/"},"modified":"2019-10-26T09:40:29","modified_gmt":"2019-10-26T09:40:29","slug":"alla-paris-art-week-il-design-che-non-ti-aspetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giuliazappa.net\/en\/alla-paris-art-week-il-design-che-non-ti-aspetti\/","title":{"rendered":"Alla Paris Art Week il design che (non) ti aspetti"},"content":{"rendered":"\n
Nell\u2019offerta pletorica della Paris Art Week appena conclusasi ha fatto capolino anche il design. Che cerca di posizionarsi come possibile investimento sicuro in una sezione dedicata della Fiac. O che gioca al rilancio con nuove creazioni ispirate all\u2019eredit\u00e0 di uno dei pi\u00f9 grandi artisti francesi di tutti i tempi.<\/em><\/p>\n\n\n\n Non \u00e8 nuovo, il design, alla programmazione bulimica che la Paris Art Week<\/strong> mette in campo per i suoi visitatori. Chiamata in causa in virt\u00f9 di una sintesi ideale tra le arti, la cultura del progetto non mira a conquistarsi un ruolo ambizioso nella sperimentazione contemporanea, ma preferisce ritagliarsi durante questa settimana una presenza da spalla, legata alla valorizzazione dei grandi nomi e delle potenzialit\u00e0 della \u201cdecorazione-investimento\u201d per gli spazi dell\u2019abitare.<\/p>\n\n\n\n Tra gli stand della FIAC recentemente conclusasi, dove la piccola sezione design ha fatto la sua ricomparsa nel 2017 dopo un\u2019assenza di sette anni, le celebri gallerie del design parigino \u2013 Jousse Entreprise<\/strong>, Galerie kreo<\/strong>, LAFFANOUR \u2013 Galerie Downtown<\/strong>, Eric Philippe<\/strong> e Galerie Patrick Seguin<\/strong> \u2013 non hanno esitato a rilanciare i grandi progettisti del Novecento di cui sono da sempre promotori. Prima tra tutti, una Charlotte Perriand<\/strong> oggi nuovamente agli onori delle cronache per la grande mostra tributo inaugurata recentemente alla Fondation Louis Vuitton<\/strong>. Peccato che, oltre al circuito fin troppo ristretto di gallerie \u2013 una piccola degustazione per gli amanti dell\u2019arte a digiuno di design? -, l\u2019attenzione al contemporaneo sia rimasta collaterale e tutta giocata intorno a nomi saldissimi, di fatto gi\u00e0 canonizzati (come Hella Jongerius<\/strong>) e con scarsissime aperture verso i giovani (ne \u00e8 un\u2019interessante eccezione Joachim Jirou-Najou <\/strong>per kreo). Appena fuori dalla fiera, \u00e8 tra i padiglioni di Art \u00c9lys\u00e9e \u2013 Art & Design<\/strong> che \u00e8 stato possibile approfondire nuove tracce a cavallo tra designer meno \u00e0 la page<\/em> e proposte contemporanee: erano 13, infatti, le gallerie prevalentemente francesi, belghe, e svizzere dove il lavoro di riscoperta e di edizione si \u00e8 fatto pi\u00f9 sottile e talvolta sorprendente (It\u2019s Great Design<\/strong>, Mobilab Gallery<\/strong>, H. Gallery<\/strong>), sebbene sottomesso dalla cacofonia di gallerie d\u2019arte non sempre sullo stesso registro di ricerca e innovazione.<\/p>\n\n\n\n A fronte di questa tensione prevalentemente orientata al recupero del passato, le operazioni che tessono creazione e novit\u00e0 arrivano come piccole boccate di ossigeno. \u00c8 il caso di Maison Matisse<\/strong>, la nuova maison d\u2019\u00e9dition lanciata durante la Paris Art Week e ispirata all\u2019opera del grande Henri Matisse<\/strong>. Certo, sarebbe facile ribattere che Matisse non \u00e8 esattamente un nome inedito nel panorama dell\u2019arte. Eppure, ci racconta Eliana di Modica<\/strong>, a capo di questo progetto in campo gi\u00e0 da due anni e fortemente voluto dalla famiglia Matisse, l\u2019obiettivo non \u00e8 ripresentare opere d\u2019archivio, quanto guardare all\u2019eredit\u00e0 di Matisse, ancora incredibilmente attuale, per ispirare nuove creazioni capaci di reinterpretarne il DNA culturale con la sensibilit\u00e0 dell\u2019oggi. L\u2019operazione, audace ma dagli esiti potenzialmente aperti, funziona soprattutto per la capacit\u00e0 di rilettura dei progettisti coinvolti, tre fuoriclasse del design europeo \u2013 i fratelli Bouroullec<\/strong>, Jaime Hayon<\/strong> e Alessandro Mendini<\/strong> \u2013 presenti ognuno con una serie di vasi (realizzati da Bosa e da Alessio Sarri quelli rispettivamente di Hayon e Mendini) di grande complessit\u00e0 tecnica dove a spiccare \u00e8 naturalmente il colore e la matrice libera del disegno. In questa sete di nuovo, a stupire \u00e8 ancora una volta l\u2019imprevedibilit\u00e0 tipologica: quella dei Bouroullec, in particolare, che superano l\u2019idea di vaso realizzando una \u201cfinestra\u201d, una sorta di davanzale tanto caro ai quadri di Matisse. Che si impone, oltre il vaso, come una piccola poesia del quotidiano, forse indice di quanto l\u2019essenzialit\u00e0 di un\u2019idea riesca ancora ad emergere facilmente, persino in una settimana di roboanti proposte.<\/p>\n\n\n\n

IL DESIGN ALLA FIAC<\/h5>\n\n\n\n

MATISSE L\u2019ISPIRATORE<\/h5>\n\n\n\n