{"id":3171,"date":"2019-03-06T08:51:06","date_gmt":"2019-03-06T08:51:06","guid":{"rendered":"https:\/\/giuliazappa.net\/la-material-ecology-di-neri-oxman\/"},"modified":"2019-03-06T08:51:06","modified_gmt":"2019-03-06T08:51:06","slug":"la-material-ecology-di-neri-oxman","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giuliazappa.net\/en\/la-material-ecology-di-neri-oxman\/","title":{"rendered":"La Material Ecology di Neri Oxman"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Sua \u00e8 l\u2019installazione pi\u00f9 interdisciplinare che la Triennale<br> ha commissionato in occasione di Broken Nature. Dietro<br> la sua intelligenza versatile e senza pregiudizi si aprono<br> alcune tra le prospettive pi\u00f9 incoraggianti e concettualmente avvincenti del design del XXI secolo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Professore al MIT di Boston, icona sexy, intelligenza fulgida a cavallo tra biologia, design e tecnologia: difficile  mettere un unico cappello sulla chioma indomita di Neri  Oxman. L\u2019architetto 43enne di origini israeliane \u00e8 forse la  personalit\u00e0 che ha maggiormente contribuito a plasmare  quel campo di ricerca che \u00e8 oggi frettolosamente riassunto con l\u2019etichetta di biodesign. Nella sua visione, calcolo  computazionale, bioingegneria e progettazione convivono  per dare (letteralmente) vita a una nuova generazione di  manufatti creati a partire da elementi organici.<br> Il campo della \u201cMaterial Ecology\u201d, da lei prefigurato e  coniato, diventa cos\u00ec un\u2019opportunit\u00e0 per immaginare una  generazione di oggetti che sono fusionali con la natura  e dunque capaci di rispondere al meglio alle sfide che  attanagliano la nostra societ\u00e0. Della sua vivacit\u00e0 intellettuale, che deve almeno parte della sua attrattivit\u00e0 all\u2019idea  che la sostenibilit\u00e0 non debba solo essere preservata, ma anche integrata artificialmente, parlano i suoi progetti: padiglioni stampati con bachi da seta vivi, alveari sintetici che ricreano una perenne primavera per favorire la  sopravvivenza e produttivit\u00e0 delle api, le maschere della  morte capaci di produrre microrganismi dopo il decesso,  le \u201cwearable skins\u201d pensate per i viaggi spaziali e capaci di  tramutare l\u2019esposizione solare in zuccheri disponibili per  l\u2019organismo.<br> A Broken Nature presenta una dei quattro lavori commissionati dalla Triennale di Milano, Totem, applicazione su  scala architettonica della melanina. Materiale particolarmente trasversale \u2013 \u00e8 presente nella nostra pelle, ma anche nelle piante, nei minerali, nei batteri e nei funghi \u2013,<br> \u00e8 utilizzato come materiale costruttivo per un\u2019installazione di grandi dimensioni. Ma non solo: dalla Triennale promettono che Totem sar\u00e0 una rappresentazione efficace di  \u201ccome il design, a tutte le scale, possa essere un commento  potente, poetico e rigorosamente scientifico, sui pregiudizi e  gli errori umani\u201d. La grandezza del lavoro di Oxman, infatti, non risiede soltanto nella confluenza tra bioingegneria e design, ma anche nella capacit\u00e0 di investirsi in una  ricerca artistica che non ha timore di giocare, anche in  laboratorio, con estetiche d\u2019avanguardia.<br> Del resto, come lei stessa ha scritto in un saggio che \u00e8 giustamente diventato una pietra miliare per la teoria del  design e ben oltre, \u00e8 l\u2019era dell\u2019entanglement, bellezza. Faremo meglio a farcene una ragione, e a scommettere ottimisticamente sulle prospettive che questa nuova et\u00e0 ci potr\u00e0  riservare.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Pubblicato su Artribune n.48<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sua \u00e8 l\u2019installazione pi\u00f9 interdisciplinare che la Triennale ha commissionato in occasione di Broken Nature. Dietro la sua intelligenza versatile e senza pregiudizi si aprono alcune tra le prospettive pi\u00f9 incoraggianti e concettualmente avvincenti del design del XXI secolo. 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