{"id":3182,"date":"2018-08-07T14:12:14","date_gmt":"2018-08-07T14:12:14","guid":{"rendered":"https:\/\/giuliazappa.net\/smarin-latelier-del-buon-umore\/"},"modified":"2018-08-07T14:12:14","modified_gmt":"2018-08-07T14:12:14","slug":"smarin-latelier-del-buon-umore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giuliazappa.net\/en\/smarin-latelier-del-buon-umore\/","title":{"rendered":"Smarin, l\u2019atelier del buon umore"},"content":{"rendered":"\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Intervista a St\u00e9phanie Marin, sul suo atelier, fondato a Nizza nel 2003, sul ruolo dell\u2019ironia nel progetto e sul corpo, sempre al centro del suo lavoro di designer.<\/h5>\n\n\n\n<p>Fondato da St\u00e9phanie Marin nel 2003 a Nizza, epicentro di quel&nbsp;<em>Midi<\/em>&nbsp;da cui attingere un gusto per la vita felice e spensierato, lo studio Smarin progetta senza soluzione di continuit\u00e0 arredi, scenografie e installazioni (tra gli altri, per la Biennale di Venezia, il Palais de Tokyo, Documenta 14) prediligendo la modalit\u00e0 dell\u2019autoproduzione e aprendosi a collaborazioni con artisti e creativi (come C\u00e9leste Boursier-Mougenot, Yto Barrada, Narimane Mari) per coltivare la propria curiosit\u00e0 e favorire il proprio rinnovamento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/smarin-barricade5.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1081\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Informali, aperte a usi molteplici e a tratti surreali, le sue collezioni identificano nel benessere del corpo e nell\u2019invito al movimento una vera e propria priorit\u00e0. Ne \u00e8 un esempio la&nbsp;<em>sChaise<\/em>, sedia composta da bande elastiche intrecciate che fanno basculare il bacino, o i pouff&nbsp;Livingstones,&nbsp;N\u00e9nuphares,&nbsp;Les marches,&nbsp;Les angles<em>,<\/em>&nbsp;sedute ad alto tasso iconico da aggregare in maniera spontanea e sempre mutevole. Seguendo lo stesso approccio, i sistemi componibili&nbsp;Le hazard,&nbsp;AccA,&nbsp;Play yet!, utilizzano la modularit\u00e0 non tanto come espediente per favorire inserimento e capienza, ma come dispositivo funzionale per poter rispondere a sceneggiature sempre diverse, enfatizzando la libert\u00e0 nell\u2019abitare. In questa intervista, St\u00e9phanie Marin ci racconta lo spirito del suo approccio progettuale.&nbsp;<br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/smarin-les-marches5.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1084\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Les Marches, Smarin<\/figcaption><\/figure>\n\n\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>Come definiresti l\u2019identit\u00e0 del tuo studio e degli oggetti che ti piace creare?<\/strong><br \/>Smarin \u00e8 un gruppo di lavoro composto da 15 persone: concepiamo gli oggetti, li disegniamo, li sviluppiamo e riusciamo a fabbricarli in autonomia nel nostro laboratorio. Lavoriamo a Nizza. Siamo interessati alle materie pi\u00f9 inoffensive e a quelle pi\u00f9 morbide, che possono adeguarsi al corpo e non il contrario. Lavoriamo con rigore per identificare delle situazioni di comfort, degli oggetti che si adattino alle persone, che permettano di vivere situazioni molteplici all\u2019interno di uno stesso ambiente, senza delineare uno scenario che predefinisce le situazioni, ma che al contrario le lascia sviluppare liberamente.<\/p>\n<p><strong>Hai diviso la tua produzione in due grandi famiglie di oggetti: gli elementi strutturali e gli elementi liberi. Sotto quale profilo questa classificazione descrive il tuo approccio al design?<\/strong><br \/>\u00c8 un modo per raccontare come possiamo costruire il nostro spazio e appropriarci del mondo che ci circonda. Alle volte non possiamo scegliere l\u2019architettura che ci accoglie perch\u00e9 sfortunatamente preesiste agli oggetti, ma gli oggetti si possono integrare nell\u2019architettura e creare uno spazio dentro lo spazio in maniera autonoma. In questo modo, diventa possibile relazionarsi al luogo in cui siamo, traendone vantaggio per conformarlo a ci\u00f2 di cui si ha bisogno in un dato momento.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-1083 size-large\" src=\"https:\/\/giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Le-Salon-Ge\u0301ologique_Smarin-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\"><\/strong><\/p>\n<p><strong>Che ruolo ha il corpo nella vostra progettazione?<\/strong><br \/>\u00c8 al centro del nostro lavoro di designer, \u00e8 un presupposto irrinunciabile. L\u2019oggetto implica una gestualit\u00e0 e questo aspetto m\u2019interessa molto, perch\u00e9 tra i gesti ce ne sono di buoni e di cattivi e questi ultimi configurano problemi minori che generalmente non vediamo, ma ai quali \u00e8 facile trovare una soluzione. Prendiamo l\u2019essere seduti a una scrivania: perch\u00e9 non possiamo farlo su un oggetto che ci dia la libert\u00e0 di movimento? Per questo la sChaise, la nostra seduta trampolino, mi sembra un\u2019idea molto buona: da una parte non rivoluziona la maniera di sedersi, ma dall\u2019altra risolve i problemi muscolo-scheletrici e favorisce la circolazione del sistema linfatico. Allo stesso modo, ho sviluppato in collaborazione con l\u2019Observatoire des M\u00e9decines Non-Conventionnelles (OMNC) il Sifflu, un oggetto che ci permette di esercitare la nostra capacit\u00e0 respiratoria, ma che conserva l\u2019attitudine della sigaretta, replicandone la posa e ammiccando alla pausa sigaretta come elemento di convivialit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Siete appena tornati da Shenzhen dove avete presentato l\u2019installazione \u201cmaxi mall 260000 m\u00b2 mixed world shopping center\u201d.<\/strong><br \/>I cinesi per cultura non amano sdraiarsi in un luogo pubblico, ma avevano comunque voglia di creare un luogo di distensione e relax dentro questo gigantesco centro commerciale. Ci siamo accordati per un bar \u00e0 sieste con sedute dalla forma allungata e abbiamo anche installato le lampade Kairos, che lavorano sulla sincronizzazione cardiaca. Sono stata molto contenta perch\u00e9 il pubblico locale si \u00e8 subito appropriato di questo spazio, togliendosi le scarpe e sdraiandosi. Non si tratta di uno spazio meramente individuale: le Dune sono sedute abbastanza strette e si finisce per toccarsi subito, creando uno spazio d\u2019intimit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1082 size-large\" src=\"https:\/\/giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Nap-Bar-Smarin-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\"><\/p>\n<p><strong>Che valore ha per voi l&#8217;ironia, per esempio quella che vediamo nelle fotografie che ritraggono i vostri prodotti?<\/strong><br \/>L\u2019ironia fa parte della felicit\u00e0 perch\u00e9 incarna uno spirito di leggerezza, un gioco di situazioni. Non credo tuttavia che il nostro lavoro sia poi cos\u00ec ironico, crediamo veramente a quello che facciamo, amiamo questi momenti di allegria e siamo sinceramente gioiosi quando lavoriamo insieme: \u00e8 quello che cerchiamo.<\/p>\n<p><em>Pubblicato su <a href=\"https:\/\/www.domusweb.it\/it\/design\/2018\/08\/07\/smarin-latelier-del-buon-umore.html\">Domusweb<\/a> il 7 agosto 2018. Tutti i diritti riservati.<\/em><\/p>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a St\u00e9phanie Marin, sul suo atelier, fondato a Nizza nel 2003, sul ruolo dell\u2019ironia nel progetto e sul corpo, sempre al centro del suo lavoro di designer. 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