{"id":3183,"date":"2018-08-05T14:47:58","date_gmt":"2018-08-05T14:47:58","guid":{"rendered":"https:\/\/giuliazappa.net\/mare-di-plastica-la-soluzione-ce-ed-e-il-design\/"},"modified":"2018-08-05T14:47:58","modified_gmt":"2018-08-05T14:47:58","slug":"mare-di-plastica-la-soluzione-ce-ed-e-il-design","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giuliazappa.net\/en\/mare-di-plastica-la-soluzione-ce-ed-e-il-design\/","title":{"rendered":"Mare di plastica. La soluzione c\u2019\u00e8 ed \u00e8 il design"},"content":{"rendered":"<p><strong>Una panoramica sulle proposte dal design per far fronte all\u2019inquinamento dei mari, invasi da tonnellate di plastica.<\/strong><\/p>\n<p>Un\u2019isola di plastica grande fino a 10 milioni di km2, per detriti pari \u2013 lo dicono le stime pi\u00f9 allarmiste \u2013 a 100mila milioni di tonnellate. Sono i numeri, sconvolgenti, del Pacific Trash Vortex (o Great Pacific Garbage Trash), il grande accumulo di spazzatura che affligge l\u2019Oceano Pacifico da oltre trent\u2019anni. Una superficie che, secondo una rilevazione effettuata lo scorso marzo, \u00e8 oramai pari a tre volte la Francia e che risulta purtroppo in cattiva compagnia: sono attualmente cinque i \u201cvortici\u201d che si sono configurati a ogni latitudine, compromettendo lo stato di salute dei mari in maniera forse irreversibile.<br \/>\nDentro il loro magma intricato, 5 trilioni di pezzi di plastica \u2013 tra cui reti da pesca, sacchetti, contenitori, vettovaglie usa e getta \u2013 si uniscono alle pervasive microplastiche: risultato (anche) del disfacimento di pezzi di plastica pi\u00f9 grandi, queste ultime hanno oramai contaminato tutta la catena alimentare, passando dai pesci e finendo per insidiarsi nei nostri corpi. Per invertire la rotta di questa ecatombe ambientale, sono molte le iniziative messe in campo per porre un argine al problema. Le pi\u00f9 efficaci? Noi ci sentiamo di scommettere su quelle design-oriented. Vediamo per quali motivi.<\/p>\n<p>THE OCEAN CLEANUP<br \/>\nPer capire come la progettazione stia facendo ricorso alla sua innata capacit\u00e0 di problem solving anche in uno scenario quanto mai insidioso e vitale qual \u00e8 il Pacific Trash Vortex, iniziamo facendo il nome di Boyan Slat, un inventore olandese di origini croate che a soli ventidue anni ha fondato, nel 2013, l\u2019infrastruttura ad oggi pi\u00f9 accreditata per ripulire l\u2019ambiente marino: The Ocean Cleanup. Oggi una fondazione con sede a Delft, la creatura di Slat \u2013 inserito da Forbes nella lista dei trenta under 30 pi\u00f9 importanti nel settore scientifico nel 2016 \u2013 ha messo a punto un\u2019originale e finora intentata barriera galleggiante lunga due chilometri, l\u2019Ocean Array Cleanup, che si muove sfruttando le correnti \u2013 e dunque senza alimentazione n\u00e9 ricorso a piloti \u2013 per trascinare con s\u00e9 la spazzatura e convogliarla verso specifici centri di raccolta, dove sar\u00e0 recuperata da apposite imbarcazioni. Sufficientemente flessibile per seguire il moto delle onde e sufficientemente rigida per mantenere la sua forma a U \u2013 l\u2019unica capace di convogliare i rifiuti dispersi \u2013, la barriera non arreca danno alla flora marina e si propone di raccogliere frammenti fino a 1 cm di grandezza. Dopo i test pilota, l\u2019Ocean Array Cleanup \u00e8 oggi pronta per il suo battesimo in mare, conditio sine qua non per portare a termine il piano ambizioso di ripulire il 50% del Great Pacific Garbage Trash nei prossimi cinque anni.<\/p>\n<p>GLI ALTRI PROGETTI<br \/>\nSu scala minore, altri progetti stanno tentando di mettere a punto soluzioni capaci di rispondere a insidie specifiche da inquinamento da plastica nell\u2019ambiente marino. In funzione da circa un anno, il Seabin Project \u00e8 un vero e proprio cestino della spazzatura pensato per marine, porti o aree di grande concentrazione di barche e yacht. Sviluppato grazie a una campagna di crowdfunding da due surfisti, Pete Cegliski e Andrew Turton, e oggi in vendita a un costo di circa 3mila sterline, il Seanbin riesce a catturare circa un chilo e mezzo di plastiche (nonch\u00e9 oli) al giorno per un potenziale annuale di 20mila bottiglie di plastica e 83mila sacchetti. Su scala ancora pi\u00f9 micro, il raccoglitore di fibre sintetiche Cora Ball Microfiber Catcher lanciato dal Rozalia Project mira a ridurre la plastica alla fonte, prima della sua dispersione nelle acque: questa sorta di pigna in plastica viene infatti inserita in lavatrice per raccogliere le microfibre rilasciate dai tessuti sintetici (ad esempio da un inquinantissimo golf di pile) che, senza questo filtro, finirebbero prima o poi in mare.<\/p>\n<figure id=\"attachment_929\" aria-describedby=\"caption-attachment-929\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Adidas-Parley-Ultra-Boost-by-Cyrill-Gutsch-300x214.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"214\" class=\"size-medium wp-image-929\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-929\" class=\"wp-caption-text\">Adidas Parley Ultra Boost -Cyrill-Gutsch<\/figcaption><\/figure>\n<p>C\u2019\u00e8 poi chi guarda all\u2019impiego della plastica raccolta dagli oceani \u2013 anche a seguito di una capillare azione di pulizia delle coste, quale quella che portata avanti da International Costal Clean Up \u2013 come a una maniera per sensibilizzare al consumo responsabile e alla riduzione dell\u2019uso di plastica vergine nella nostra quotidianit\u00e0. A dare il l\u00e0 a questo tipo di operazioni a cavallo tra riciclo virtuoso e comunicazione \u00e8 stata Adidas, che ha venduto nel 2017 oltre un milione di esemplari di Parley UltraBoost, realizzate con plastica riciclata dagli oceani. L\u2019iniziativa \u00e8 stata lanciata in collaborazione con l\u2019organizzazione Parley for the Ocean: il suo fondatore \u2013 l\u2019ex designer Cyrill Gutsch, ora votato alla causa ambientalista \u2013 ha dichiarato che la plastica rappresenta un autentico fallimento per il mondo del design, una \u201cdroga\u201d da cui ci dobbiamo disintossicare riscrivendo le nostre prerogative progettuali e le nostre abitudini di consumatori.<\/p>\n<p>LA CAMPAGNA<br \/>\nDurante l\u2019ultima design week milanese, l\u2019appello a un uso responsabile della plastica \u00e8 arrivato anche da una delle signore nobili del design nostrano, Rossana Orlandi, talent scout e fondatrice dello storico Spazio Rossana Orlandi, galleria e shop a Milano. La sua campagna \u201cguitless plastic\u201d ha voluto sensibilizzare i designer alle mille possibili applicazioni della plastica riciclata. Nei giorni del Salone, lo scorso aprile, la conferenza Senso di Colpa ha raccolto i case study pi\u00f9 rilevanti, mentre in autunno \u00e8 atteso il lancio di un concorso per premiare i progetti pi\u00f9 innovativi realizzati con plastica riciclata.<\/p>\n<p><em>Pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.artribune.com\/progettazione\/design\/2018\/08\/mare-plastica-soluzione-design-ecologia-inquinamento\/\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">Artribune.com<\/a> il 5 agosto 2018<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una panoramica sulle proposte dal design per far fronte all\u2019inquinamento dei mari, invasi da tonnellate di plastica. Un\u2019isola di plastica grande fino a 10 milioni di km2, per detriti pari \u2013 lo dicono le stime pi\u00f9 allarmiste \u2013 a 100mila milioni di tonnellate. 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