{"id":3191,"date":"2018-05-03T12:01:54","date_gmt":"2018-05-03T12:01:54","guid":{"rendered":"https:\/\/giuliazappa.net\/infografica-e-infoestetica-intervista-a-mirko-balducci\/"},"modified":"2018-05-03T12:01:54","modified_gmt":"2018-05-03T12:01:54","slug":"infografica-e-infoestetica-intervista-a-mirko-balducci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giuliazappa.net\/en\/infografica-e-infoestetica-intervista-a-mirko-balducci\/","title":{"rendered":"Infografica e infoestetica. Intervista a Mirko Balducci"},"content":{"rendered":"<p><strong>I dati, tra rappresentazione e spettacolarizzazione, sono sotto la lente di ingrandimento di un convegno promosso dall\u2019ISIA di Firenze. Ne abbiamo parlato con uno degli organizzatori.<\/strong><\/p>\n<p>Quali sono, oggi, le avanguardie del design della comunicazione e, in particolare, di un suo sottogenere da qualche anno molto in voga che si chiama infografica? Una conferenza, promossa dall\u2019ISIA di Firenze (11 e 12 maggio, alle Scuderie di Villa Strozzi, iscrizioni aperte fino al 6 maggio), fa il punto sui linguaggi, le sperimentazioni e le opportunit\u00e0 ancora tutte da giocare nel campo della comunicazione visiva dei dati.<br \/>\nPer ricostruire le coordinate di un terreno progettuale fertile e allo stesso tempo mobile e in divenire, abbiamo incontrato Mirko Balducci, tra gli organizzatori e relatori di questa due giorni di dibattiti e workshop, per saperne di pi\u00f9 sullo stato dell\u2019arte di una disciplina a cavallo tra settori eterogenei quanto strategici fra cui l\u2019arte, la politica, il giornalismo.<\/p>\n<p><strong>Partiamo dall\u2019infografica. Ci aiuti a ricostruire l\u2019ascesa, le fortune e se possibile le criticit\u00e0 di questa branca del design della comunicazione? <\/strong><br \/>\nPartiamo da oggi. Non c\u2019\u00e8 quotidiano, telegiornale, newsfeed di Facebook che non ci mostri qualche tipo di infografica, ogni giorno. Da un grafico a torta a complessi esperimenti di Data Art. \u00c8 un linguaggio che per\u00f2 condivide le sorti di gran parte ci ci\u00f2 che consumiamo ogni giorno: ci risulta familiare pur non avendone gli strumenti per interpretarlo. Andando a ritroso arriviamo alle prime manifestazioni di quello che oggi chiamiamo infografica, che hanno origine nel XIX secolo. Gli istogrammi, i grafici a torta e moltissimi altri strumenti statistici, ma anche la visualizzazione della tavola periodica degli elementi, sono figli della mentalit\u00e0 illuminista-positivista di fine Settecento\/met\u00e0 Ottocento. L\u2019idea che tramite i numeri si possano leggere le verit\u00e0 immutabili del nostro mondo \u00e8 un\u2019idea che ancora ci \u00e8 appiccicata addosso. \u00c8 invece tra gli Anni \u201820 e \u201830 del secolo scorso che si affaccia una modalit\u00e0 di semplificazione della realt\u00e0 che avr\u00e0 un incredibile successo: le moderne \u201cicone\u201d nascono per opera del sociologo tedesco Otto Neurath e dell\u2019illustratore Gerd Arntz (nessun designer da quelle parti) che, con la creazione di Isotype (International System Of Typographic Picture Education), cercarono di costruire un linguaggio universale comprensibile da tutti.<\/p>\n<p><strong>E oggi che uso si fa dell\u2019infografica?<\/strong><br \/>\nSe c\u2019\u00e8 una criticit\u00e0 che vedo, \u00e8 infatti l\u2019idea che l\u2019infografica esista per rendere le cose \u201cuniversalmente\u201d pi\u00f9 semplici e comprensibili. Se talvolta l\u2019opera di semplificazione e maggiore comprensione \u00e8 indubbia, la mia impressione \u00e8 che oggi si lavori molto sulla fascinazione e poco sulla comprensione. Che non \u00e8 sbagliato di per s\u00e9, anzi, ma \u00e8 pericoloso far passare una cosa per un\u2019altra. In tempi pi\u00f9 recenti una spinta alla disciplina \u00e8 stata data dal software Processing e da librerie digitali come D3.js, che hanno aperto le porte dell\u2019interazione dando la possibilit\u00e0 a tantissime persone di creare pi\u00f9 facilmente progetti prima impensabili, soprattutto sul web, e che oggi sono lo standard.<\/p>\n<p><strong>Nella conferenza che l\u2019ISIA di Firenze promuove e organizza l\u201911 e 12 maggio avete deciso di allargare il campo di indagine dall\u2019infografica alla cosiddetta \u201cinfoestetica\u201d. Qual \u00e8 il significato che attribuite a questa parola e perch\u00e9 \u00e8 urgente, o comunque interessante, rifletterci oggi?<\/strong><br \/>\nUno dei primi a parlare di \u201cinfoestetica\u201d in questi termini \u00e8 stato Lev Manovich, tra le altre cose professore di Computer Science a The Graduate Center, City University of New York, all\u2019inizio degli Anni Duemila. Per noi il punto centrale \u00e8 riflettere sui \u201cdati al tempo della spettacolarizzazione dell\u2019informazione\u201d, ovvero capire come comportarsi in un periodo storico in cui informazione e intrattenimento svolgono funzioni non pi\u00f9 distinte ma oramai indissolubilmente intrecciate. Questa per noi \u00e8 la chiave di lettura del termine \u201cinfoestetica\u201d, il raccontare storie tramite i dati con una funzione complementare a quella informativa, ovvero la dimensione dell\u2019intrattenimento. Sono comunque pi\u00f9 di vent\u2019anni che l\u2019infografica si \u00e8 imposta come un vero linguaggio espressivo a s\u00e9 stante. A oggi, parlane sempre sotto l\u2019ottica informativa \u00e8 come pensare che la fotografia sia solo reportage. Comprendere gli aspetti e i cambiamenti di una disciplina consente di poterne apprezzare di pi\u00f9 le sue sfumature, ma soprattutto le sue distorsioni, che sono molte e potenzialmente molto pericolose.<\/p>\n<figure id=\"attachment_815\" aria-describedby=\"caption-attachment-815\" style=\"width: 1300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-815\" src=\"https:\/\/giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Max-Samuel-Horn\u00e4cker-El-Dorado.-Progetto-sul-tema-della-migrazione-visualizza-tramite-una-prospettiva-inedita-il-rapporto-tra-italiani-e-stranieri.jpg\" alt=\"\" width=\"1300\" height=\"867\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-815\" class=\"wp-caption-text\">Max Samuel Horn\u00e4cker, El Dorado. Progetto sul tema della migrazione, visualizza tramite una prospettiva inedita il rapporto tra italiani e stranieri<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>A proposito di estetica dei dati, la diffusione delle infografiche sulla carta stampata \u00e8 oramai un dato acquisito e sembra sposarsi a un registro grafico oramai estremamente codificato e, se vogliamo, molto copiato (la fortuna del magazine IL docet). Sei d\u2019accordo? Quanto questo effetto moda nuoce alla comprensione e alla sperimentazione di altri linguaggi?<\/strong><br \/>\nEra il 2001 quando lo studio francese H5 progett\u00f2 il bellissimo videoclip di Remind Me dei R\u00f6yksopp. Si trattava della giornata di una ragazza raccontata solo tramite infografiche. Nel 2006, nel film Stranger than Fiction di Marc Forster, grafici e percentuali si animano intorno al protagonista per tutti i titoli di testa. Il National Geographic riporta illustrazioni e grafici a corredo dei suoi articoli fin dai suoi primissimi numeri. \u00c8 quindi da un po\u2019 che l\u2019infografica \u00e8 passata da essere uno strumento specialistico a un linguaggio di massa. Per quanto riguarda la carta stampata, in Italia IL, ma anche il primo biennio di Wired Italia e soprattutto il Corriere della Sera, hanno tracciato un modus operandi molto preciso, che forse a oggi si \u00e8 cristallizzato in uno standard. Senza dimenticare per\u00f2 che la maggior parte delle persone, pi\u00f9 che a queste esperienze, al termine \u201cinfografica\u201d associa le operazioni di \u201ccosmesi\u201d che vengono effettuate su dei normalissimi grafici, un processo che gli strumenti di Microsoft Excel prima e tutta l\u2019onda della cosiddetta \u201cestetica start-up\u201d poi hanno contribuito a diffondere. Ma la visualizzazione dei dati \u00e8 un linguaggio che si presta a una incredibile variet\u00e0 di media, in cui possiamo vedere le pi\u00f9 disparate interpretazioni. Credo dunque sia un campo in cui si stia ancora sperimentando, ma forse potremo vedere un cambiamento vero quando alcune tecnologie, come la realt\u00e0 aumentata e la realt\u00e0 virtuale, avranno trovato una posizione pi\u00f9 chiara nel nostro universo informativo.<\/p>\n<p><strong>La sfera dell\u2019emotivit\u00e0 \u00e8 stata inclusa solo recentemente nella visualizzazione dei dati, peraltro con esiti ancora incerti. Come si fa a rappresentare un elemento per definizione immateriale, sfuggente e tendenzialmente soggettivo?<\/strong><br \/>\nLa questione che qui si pone \u00e8 legata espressamente a un grande malinteso di base: che un dato di per s\u00e9 sia un elemento oggettivo. Questa, purtroppo o per fortuna, \u00e8 una considerazione errata. L\u2019intervento che Salvatore Iaconesi ha fatto alla scorsa edizione di Infografica e Infoestetica \u00e8 stato chiaro: i dati sono un\u2019opinione. Spesso cullarsi nell\u2019idea che \u201clo dicono i numeri\u201d \u00e8 una semplificazione forse necessaria ma lontana da una rappresentazione oggettiva, lo stesso dataset pu\u00f2 essere raccontato in moltissimi modi, accentuando o modificando la nostra percezione della realt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Spiegati meglio.<\/strong><br \/>\nDietro un\u2019infografica c\u2019\u00e8 sempre un qualche tipo di scelta su cosa far vedere e cosa no, su quale dato accentuare perch\u00e9 la storia che voglio raccontare sia pi\u00f9 efficace. E non potrebbe essere altrimenti! Dicendo questo, infatti, non voglio smentire l\u2019uso della visualizzazione dei dati come strumento per una pi\u00f9 chiara comprensione della complessit\u00e0, tutt\u2019altro, dico che come tutti gli strumenti vive dell\u2019uso che se ne fa, e tra questi usi vedo molto interessante anche una modalit\u00e0 pi\u00f9 espressiva, che metta al centro l\u2019interpretazione personale. Ciuccarelli e Zingale alla conferenza offriranno un workshop di \u201cInfopoesia\u201d oltre che parlarci delle ricerche in tal senso che il Politecnico di Milano e DensityDesign, ma non solo, stanno portando avanti in tal senso.<\/p>\n<figure id=\"attachment_816\" aria-describedby=\"caption-attachment-816\" style=\"width: 1300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-816\" src=\"https:\/\/giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Matteo-Moretti-durante-la-conferenza-di-Infografica-e-Infoestetica-2017-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1300\" height=\"975\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-816\" class=\"wp-caption-text\">Matteo Moretti durante la conferenza di Infografica e Infoestetica 2017<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Nell\u2019edizione dello scorso anno avevate sollevato il tema di \u201cCome sopravvivere ai dati\u201d. Negli ultimi mesi l\u2019attualit\u00e0 ci ha portato a riflettere sulle criticit\u00e0 di un uso scarsamente consapevole dei dati sia a livello micro \u2013 i dati personali \u2013 che macro \u2013 i big data. Come giudichi questo fenomeno? In qualit\u00e0 di docente, quale credi sia il compito di un\u2019istituzione universitaria nel formare i designer (nonch\u00e9 utenti) di domani?<\/strong><br \/>\nInfografica e Infoestetica \u00e8 organizzato e ha luogo in un\u2019universit\u00e0, l\u2019ISIA di Firenze, e sono molto contento di questo. Il taglio \u00e8 volutamente pi\u00f9 di ricerca e meno incentrato sui \u201ccase studies\u201d proprio per cercare di parlare di tutto ci\u00f2 che sta intorno al mondo della visualizzazione dei dati, oltre che ai progetti stessi. Ci\u00f2 che sta emergendo in questi giorni \u00e8 un po\u2019 un segreto di Pulcinella, ma il fatto che le persone se ne stiano rendendo conto cambia ovviamente tutta la prospettiva. Credo che il tema dell\u2019uso dei dati andrebbe affrontato ben prima della formazione universitaria, fin dalle primarie. Attenzione, non solo in ottica \u201cconservativa\u201d (diritti, privacy ecc.), ma soprattutto in ottica proattiva: se i dati sono miei, cosa posso farci? Questo sar\u00e0 senza dubbio un campo importantissimo per il design a venire, comprendere come passare da un design che aiuta a \u201cvisualizzare i dati\u201d a un design che aiuta a \u201cusare i propri dati\u201d.<\/p>\n<p><strong>Da osservatore attento di questo campo, quali sono le esperienze che giudichi pi\u00f9 interessanti? Quali i designer da tenere d\u2019occhio? Quali le tendenze nel campo del design della comunicazione a cui ci dobbiamo preparare?<\/strong><br \/>\nL\u2019anno scorso abbiamo avuto come relatore Matteo Moretti dall\u2019universit\u00e0 di Bolzano, che trovo essere per ecletticit\u00e0 e preparazione un importante punto di riferimento per la disciplina in Italia. Sono incuriosito anche da Gianluca Monaco e dal suo modo di affrontare il tema dei dati da un punto di vista sperimentale e un po\u2019 provocatorio. Una novit\u00e0 recente in Italia in questo campo riguarda Wild Mazzini, la prima galleria d\u2019arte che si occuper\u00e0 solo di data visualization, a Torino. Sempre da Torino quest\u2019anno a Infografica e Infoestetica avremo come relatore Fabio Franchino, che insieme a Giovanni Profeta ci parler\u00e0 di un tema ancora piuttosto inesplorato, visualizzare i dati in realt\u00e0 virtuale, ovvero quali possibilit\u00e0 si aprono per comunicare i dati in un ambiente altamente immersivo?<\/p>\n<figure id=\"attachment_813\" aria-describedby=\"caption-attachment-813\" style=\"width: 1300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-813\" src=\"https:\/\/giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Infografica-e-Infoestetica-2017-ISIA-Firenze-.jpg\" alt=\"\" width=\"1300\" height=\"975\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-813\" class=\"wp-caption-text\">Isia Firenze<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>\u201cOnly shallow people do not judge by appearances\u201d: \u00e8 dunque vero che l\u2019abito fa tristemente il monaco?<\/strong><br \/>\nLa citazione di Wilde \u00e8 volutamente provocatoria e quando Martin Foessleitner ci ha proposto il nome del suo workshop lo abbiamo trovato da subito perfetto. La componente estetica esiste ed \u00e8 spesso il grande portone d\u2019ingresso per la conoscenza del mondo, \u00e8 importante imparare ad averci a che fare, al di l\u00e0 di come vestono i monaci.<\/p>\n<p><em>Pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.artribune.com\/professioni-e-professionisti\/who-is-who\/2018\/05\/infografica-infoestetica-isia-firenze-intervista-mirko-balducci\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Artribune.com<\/a> il 3 maggio 2018<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I dati, tra rappresentazione e spettacolarizzazione, sono sotto la lente di ingrandimento di un convegno promosso dall\u2019ISIA di Firenze. Ne abbiamo parlato con uno degli organizzatori. Quali sono, oggi, le avanguardie del design della comunicazione e, in particolare, di un suo sottogenere da qualche anno molto in voga che si chiama infografica? 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