{"id":3192,"date":"2018-04-23T11:53:03","date_gmt":"2018-04-23T11:53:03","guid":{"rendered":"https:\/\/giuliazappa.net\/top-flop-salone-del-mobile-2018-il-meglio-e-il-peggio-della-design-week-milanese\/"},"modified":"2018-04-23T11:53:03","modified_gmt":"2018-04-23T11:53:03","slug":"top-flop-salone-del-mobile-2018-il-meglio-e-il-peggio-della-design-week-milanese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giuliazappa.net\/en\/top-flop-salone-del-mobile-2018-il-meglio-e-il-peggio-della-design-week-milanese\/","title":{"rendered":"Top &#038; Flop Salone del Mobile 2018: il meglio e il peggio della design week milanese"},"content":{"rendered":"<p><strong>Valutazioni a caldo dopo la design week milanese. Alla scoperta dei progetti che hanno lasciato il segno e di quelli, al contrario, che hanno deluso le aspettative.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 stata un\u2019edizione quanto mai intensa, la settimana milanese del design targata 2018: arricchita (o forse dovremmo dire messa strutturalmente in crisi?) dai nuovi distretti del suo Fuorisalone, e animata da proposte di ogni tipo che hanno coinvolto progetti e professionisti di ogni genere e caratura. Per i consueti Top&#038;Flop di Artribune, abbiamo stilato una lista di avvistamenti e riflessioni che, a conclusione dell\u2019evento, ci appaiono significativi e necessari. Consapevoli della parzialit\u00e0 delle segnalazioni \u2013 con oltre 1200 location \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile poter pretendere visite a tappeto \u2013 sebbene animati dalla consapevolezza di aver ricercato con cura le piccole perle imperdibili da tenere d\u2019occhio. Che vi presentiamo in una carrellata di immagini.<\/p>\n<figure id=\"attachment_797\" aria-describedby=\"caption-attachment-797\" style=\"width: 696px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/1-topflop-ujoints.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"522\" class=\"size-full wp-image-797\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-797\" class=\"wp-caption-text\">La mostra U-Joints al Salone del Mobile 2018<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>U-JOINTS<\/strong><br \/>\nLa mostra che esplora la tassonomia dei giunti in tutte le sue possibili configurazioni si aggiudica la nostra menzione d\u2019onore in quanto a originalit\u00e0 e qualit\u00e0 della curatela 2018. Prodotta dalla galleria Plusdesign con il Club Juventus e curata da Andrea Caputo e Anniina Koivu, U-Joints mette in scena la complessit\u00e0 con cui, ieri come oggi, la cultura del progetto si \u00e8 ingegnata per mettere insieme molteplici componenti all\u2019interno di uno stesso prodotto, passando \u2013 giusto per fare qualche esempio \u2013 dai nodi della tradizione marinara, alle impalcature, fino agli sgabelli di Alvar Aalto. Una mostra perfetta per ogni cultore della materia, perch\u00e9 capace di coniugare in una vastissima casistica approfondimento tecnico e prospettiva storica.<\/p>\n<figure id=\"attachment_798\" aria-describedby=\"caption-attachment-798\" style=\"width: 696px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/2-topflop-bardi.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"522\" class=\"size-full wp-image-798\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-798\" class=\"wp-caption-text\">La mostra sullo Studio d&#8217;Arte Palma presso Nilufar Depot al Salone del Mobile 2018<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>NILUFAR DEPOT<\/strong><br \/>\nEdizioni limitate e lusso, certo, ma non solo. Nel suo magazzino delle meraviglie in viale Lancetti, la gallerista Nina Yashar ha tirato fuori dal suo cilindro magico la bellissima produzione di arredi del duo formato dalla grande architetta romana Lina Bo Bardi con Giancarlo Palanti, attivi in Brasile dal 1948 al 1951 come Studio d\u2019Arte Palma. Un\u2019occasione privilegiata per scoprire un portfolio \u2013 poco conosciuto al grande pubblico, soprattutto europeo \u2013 di grande eleganza quanto votato ad una semplicit\u00e0 di segno mai austera. Intorno, vecchi e nuovi prot\u00e9g\u00e9s della galleria di arredi pi\u00f9 preziosa di Milano: belle anche le nuove proposte 2018 firmate da Claude Missir e da Khaled El Mays.<\/p>\n<figure id=\"attachment_800\" aria-describedby=\"caption-attachment-800\" style=\"width: 696px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/3-topflop-nendo.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"522\" class=\"size-full wp-image-800\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-800\" class=\"wp-caption-text\">Forms of Movement by Nendo presso Superstudio Pi\u00f9 al Salone del Mobile 2018<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>FORMS OF MOVEMENTS by Nendo<\/strong><br \/>\nSiamo rimasti spiazzati dalla mostra che Nendo ha presentato nella cornice di Superstudio: non la retrospettiva sull\u2019attivit\u00e0 della prolifica e geniale agenzia di design giapponese capitanata da Oki Sato che ci aspettavamo, quanto uno studio in 10 atti sulla materia e sulle trasformazioni plastiche a cui pu\u00f2 andare incontro se sollecitata da determinate tipologie di movimento. Messa da parte la consueta ironia e l\u2019intuitivit\u00e0 a cui gli oggetti di Nendo ci hanno abituato, quello che rimane \u00e8 un esercizio colto sulle potenzialit\u00e0 dei materiali, che si trasforma in una anticipazione da tenere a mente sulle tipologie di oggetti e le caratteristiche del design che verr\u00e0.<\/p>\n<figure id=\"attachment_799\" aria-describedby=\"caption-attachment-799\" style=\"width: 696px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/3-topflop-cameranesi.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"522\" class=\"size-full wp-image-799\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-799\" class=\"wp-caption-text\">La mostra Panorama di Valentina Cameranesi presso il distretto delle 5vie al Salone del Mobile 2018<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>PANORAMA DI VALENTINA CAMERANESI<\/strong><br \/>\nUn clima sospeso, rarefatto, introspettivo. La piccola mostra di Valentina Cameranesi nell\u2019ex ferramenta Meazza (a cura di Annalisa Rosso) \u00e8 una delle piccole chicche del Salone del Mobile di quest\u2019anno. In mostra accostamenti di materiali quali ceramiche, vetri, tessuti, strutture di metallo, composizioni di materiali e oggetti eterogenei che reinterpretano il set design come quel sotto-filone che dalla natura morta giunge fino all\u2019installazione, lasciando spazio ad un esercizio solitario di contemplazione metafisica.<\/p>\n<figure id=\"attachment_801\" aria-describedby=\"caption-attachment-801\" style=\"width: 696px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/5-topflop-3dhousing.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"522\" class=\"size-full wp-image-801\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-801\" class=\"wp-caption-text\">3D Housing, casa stampata in 3d<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>3D HOUSING 05, UNA VERA CASA IN 3D<\/strong><br \/>\nForse il futuro \u00e8 davvero pi\u00f9 vicino: la casa stampata in 3d da Massimiliano Locatelli di CLS Architetti in Piazza Beccaria assomiglia in tutto e per tutto ad una casa vera, complice anche l\u2019intonacatura delle pareti e l\u2019inserimento di arredi, cucina e sanitari. L\u2019effetto \u00e8 sorprendente, e ancora pi\u00f9 interessante \u00e8 scoprire che questa soluzione \u00e8 oramai competitiva: se il costo al metro quadro di questa installazione per il fuori salone \u00e8 di circa 800 euro al metro quadro, il tema di CLS architetti gi\u00e0 prefigura un futuro a breve termine in cui si potrebbe scendere a 300 euro. Aprendo la strada ad innumerevoli applicazioni, pensiamo solo all\u2019architettura in contesti di emergenza umanitaria.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/6-topflop-.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"464\" class=\"alignnone size-full wp-image-802\" \/><\/p>\n<p><strong>FLOP \u2013 SATURAZIONE RETROLOOK<\/strong><br \/>\nIspirazione d\u00e9co, tra geometrie pure, metalli e colori pastello: questo \u00e8 sicuramente il canone pi\u00f9 consolidato e stracopiato che abbiamo avvistato girando tra i distretti della design week. Bene, \u00e8 arrivato il momento di dire basta: quella che \u00e8 iniziata come la sperimentazione di poche, autorevoli voci e si \u00e8 trasformata in linguaggio indistinto ripetuto da tanti, troppi epigoni. Per non parlare del ricorso senza s\u00e9 e senza ma al millennial pink, l\u2019unico colore che non vorremmo rivedere per oltre un decennio (unica, grande eccezione, l\u2019uso mitigatissimo e sensuale fattone da Studiopepe per lo splendido allestimento di Club Unseen, il (secret) club pi\u00f9 affascinante di tutto il Salone).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/7-topflop-.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"522\" class=\"alignnone size-full wp-image-803\" \/><\/p>\n<p><strong>FLOP VERDE<\/strong><br \/>\n\u201cDobbiamo fare in fretta\u201d, si sente dire spesso a proposito dell\u2019emergenza ambientale. La domanda di sostenibilit\u00e0 \u00e8 oramai sempre pi\u00f9 condivisa, eppure il Salone non sembra avanzare proposte concrete per dare una risposta alla catastrofe in cui rischiamo di imbatterci presto. Restano inesistenti le politiche di contenimento dell\u2019impatto della manifestazione: quanto si riesce a riciclare e quanto a compensare di tutti questi allestimenti temporanei? Grazie all\u2019installazione di Carlo Ratti in piazza Duomo prodotta dal Salone del Mobile, che ricostruiva le caratteristiche climatiche delle quattro stagioni in un unico padiglione, si \u00e8 molto discusso di sincretismo tra uomo e natura negli spazi urbani; eppure, piuttosto che di questa serra artificiale calata dall\u2019alto, tutto sommato avulsa dal contesto cittadino, sarebbe stato interessante osservare una operazione di \u201ccontaminazione verde\u201d reale, pensata per illustrare concretamente la trasformazione a cui la citt\u00e0 pu\u00f2 ambire. Tra i molti progetti avvistati in tema ambiente \u2013 e ce ne sono di notevoli e completamente spinti dal basso \u2013 mancano spesso i presupposti di una reale scalabilit\u00e0 delle proposte in grado di fare la differenza. A quando un premio \u2013 visto che il Salone di premi \u00e8 oramai strapieno \u2013 per finanziare un progetto a favore dell\u2019ambiente?<\/p>\n<figure id=\"attachment_805\" aria-describedby=\"caption-attachment-805\" style=\"width: 696px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/8-topflop-.png\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"551\" class=\"size-full wp-image-805\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-805\" class=\"wp-caption-text\">photo Delfino Sisto Legnani<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>FLOP- CURATELE LIQUIDE<\/strong><br \/>\nNon sono in pochi gli organizzatori e i curatori che al Salone prediligono puntare su designer che stimano e di cui si fidano, piuttosto che lavorare su progetti coesi, tenuti ben stretti intorno ad un\u2019idea, un fil rouge. Ebbene, crediamo che sia arrivato il momento di invertire la tendenza. Vista la dispersione a cui il Salone ci ha condannati, pensiamo che una proposta forte, o una sua declinazione, o quanto meno una traccia tematica o tassonomica, sia destinata a fare la differenza, interrompendo la serendipit\u00e0 a cui come visitatori siamo oltremodo esposti. Il discorso vale per tutti, dagli storici distretti ai newcomers. Prendiamo ad esempio Alcova, che peraltro ci \u00e8 piaciuto molto ma che ben esemplifica questa tendenza: non \u00e8 un po\u2019 troppo labile il nesso tra il concept della bella mostra sulla costruzione patinata della rappresentazione degli oggetti \u201cBetter Known As\u201d (a cura di Matylda Krzykowski) e le proposte deliziose dell\u2019e-commerce giapponese Nanban?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/8-topflop-.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"522\" class=\"alignnone size-full wp-image-804\" \/><\/p>\n<p><strong>FLOP \u2013 INSTALLAZIONI, BELLE MA NON STRAVOLGENTI<\/strong><br \/>\nQuest\u2019anno c\u2019era una certa aspettativa per i nomi che circolavano tra le installazioni di punta prodotte dai grandi brand o dai principali epicentri dei distretti del Fuorisalone. Ci riferiamo in particolar modo alla triade su cui in molti avevano puntato gli occhi: Asif Khan e il suo \u201cTempietto nel Bosco\u201d a Palazzo Litta, Snarkitecture con \u201cAltered States\u201d per Caesarstone e Philipp K. Smith III con \u201cOpen Sky\u201d per Cos. Sebbene non si possa parlare n\u00e9 di progetti incompiuti n\u00e9 di progetti a basso tasso di spettacolarit\u00e0, manca forse quell\u2019avanguardia nella ricerca che ci aspettavamo dai curricula in ballo. Colpa di aspettative troppo alte, di un concept un po\u2019 stiracchiato o di location eccellenti che da sole finiscono per cannibalizzare i singoli progetti?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/10-topflop.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"464\" class=\"alignnone size-full wp-image-806\" \/><\/p>\n<p><strong>FLOP &#8211; IL TROPPO CHE DIVENTA RUMORE<\/strong><br \/>\nIn chiusura, non possiamo sfuggire a una nota di malinconica denuncia per l\u2019entropia a cui, anno dopo anno, il Fuorisalone ci condanna inesorabilmente. La presenza di tante, tantissime, troppe proposte ci porta all\u2019impossibilit\u00e0 fisica di visitare anche solo la lista allargata di progetti e installazioni che desideriamo ardentemente vedere. Peccato, soprattutto per quei piccoli progetti di nicchia che, inevitabilmente relegati a piano B dopo i \u201cmust see\u201d dei grandi nomi, perdono una preziosa occasione di visibilit\u00e0. Impedendoci, per inciso, un giudizio sereno sui top&#038;flop, che finiscono per essere parziali. Ebbene, cosa si aspetta a riconsiderare \u201cl\u2019esperienza-utente\u201d dell\u2019intero Salone per evitare che, prima o poi, si inizino a verificare fenomeni di vero e proprio rigetto? La preoccupazione non \u00e8 peregrina, se pensiamo che un apripista come Tom Dixon, da sempre all\u2019avanguardia non solo nello sviluppo delle sue collezioni ma anche dei criteri con cui immaginare distretti e formule espositive proprio al Salone, quest\u2019anno ha deciso di non far partecipare il suo brand. E se anche in questa scelta si dimostrasse un precursore?<\/p>\n<p><em>Pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.artribune.com\/progettazione\/design\/2018\/04\/top-flop-salone-del-mobile-2018-il-meglio-e-il-peggio-della-design-week-milanese\/10\/\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">Artribune.com<\/a> il 23 aprile 2018<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Valutazioni a caldo dopo la design week milanese. 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