{"id":3220,"date":"2017-07-29T12:39:21","date_gmt":"2017-07-29T12:39:21","guid":{"rendered":"https:\/\/giuliazappa.net\/il-design-e-il-potere-del-sabbatico\/"},"modified":"2017-07-29T12:39:21","modified_gmt":"2017-07-29T12:39:21","slug":"il-design-e-il-potere-del-sabbatico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giuliazappa.net\/en\/il-design-e-il-potere-del-sabbatico\/","title":{"rendered":"Il design e il potere del sabbatico"},"content":{"rendered":"
La pratica dell\u2019anno sabbatico non \u00e8 pi\u00f9 confinata al mondo accademico, ma si \u00e8 diffusa anche nel campo del design. Con risultati sorprendenti.<\/strong><\/p>\n Un giorno libero alla settimana, pagato, per poter sviluppare le proprie intuizioni professionali (Google). Qualche mese di distacco, pagato anche questa volta, per un lungo viaggio dedicato a una missione filantropica (Autodesk). O, ancora, un anno libero da agende e riunioni con il cliente, per votarsi con dedizione assoluta ai propri progetti (imprenditori di se stessi). Sembra fantascienza? Se ne faccia una ragione chi \u00e8 vincolato, suo malgrado, alla schiavit\u00f9 del cartellino. Al giorno d\u2019oggi, la possibilit\u00e0 di poter disporre di tempo\u00a0off<\/em>\u00a0non \u00e8 pi\u00f9 appannaggio esclusivo di freelance aristocratici o un benefit concesso dalle aziende ai dipendenti insostituibili: piuttosto, \u00e8 l\u2019ultima, comprovata modalit\u00e0 per sostenere e incrementare la produttivit\u00e0 di quanti, e sono tantissimi i settori coinvolti, fanno di una creativit\u00e0 tangibile e non soltanto declamata la spina dorsale della competitivit\u00e0. Identificando in un rischio \u2013 l\u2019assenza dal lavoro \u2013 un\u2019equazione fruttuosa per il futuro. E trasformando la crescita personale nell\u2019ultima, vera economia in grado di generare profitto sul lungo termine. <\/p>\n PAROLA AL DESIGN<\/strong> <\/p>\n RICERCHE CONCETTUALI<\/strong> <\/p>\n
\nIl potere rigenerante del sabbatico, del resto, ha origini remote, se gi\u00e0 nella cultura ebraica questo nome veniva utilizzato per riferirsi all\u2019anno di riposo nei campi. A mutuare il termine nella produzione intellettuale, poi, \u00e8 stato storicamente il mondo accademico, che ha istituzionalizzato la concessione di un anno affrancato\u00ad dall\u2019insegnamento da dedicare alla pubblicazione di un libro sulla propria ricerca.<\/p>\n
\nE il design? In questo campo, l\u2019iperproduttivit\u00e0 \u00e8 stata vista da sempre come sinonimo di successo incondizionato, assecondando la formula secondo la quale quantit\u00e0 e qualit\u00e0 sono inevitabilmente sinonimi. Eppure qualcosa inizia a cambiare. Un primo segnale, se cos\u00ec lo vogliamo considerare, ci piace ritrovarlo in un outsider, colui che pi\u00f9 di ogni altro ha avvicinato la gastronomia a una forma di progettazione sperimentale. Nel 1987 un giovane chef ancora lontano dall\u2019invenzione della celebre e celebrata cucina molecolare,\u00a0Ferran Adri\u00e0<\/strong>, si fece ispirare da una frase carpita dallo chef Jacques Maximin, \u201cCreativity means not copying<\/em>\u201d, per decidere di chiudere per cinque mesi l\u2019anno il suo ristorante elBulli (oggi trasformato in eclettica fondazione per la ricerca culinaria) cos\u00ec da dedicarsi alla sperimentazione.
\nTornando al design vero e proprio, \u00e8 uno il nome che, pi\u00f9 di ogni altro, ha trasformato il sabbatico in una pratica strutturata e virtuosa, in una necessit\u00e0 non solo ricreativa quanto rigenerativa. Da oltre un paio di decenni, l\u2019austriaco naturalizzato newyorchese\u00a0Stefan Sagmeister<\/strong>, celebre \u2013 tra gli altri \u2013 per aver trasformato le copertine dei dischi di Talking Heads e Lou Reed in oggetti di seduzione iconica, chiude per dodici mesi il proprio ufficio sulla Broadway con l\u2019obiettivo di abbandonarsi non solo a un piacevole ozio, ma soprattutto a una sperimentazione libera dai vincoli promozionali imposti dal cliente. In un celebre intervento alla conferenza\u00a0Ted Global<\/em>\u00a0del 2009, Sagmeister racconta di aver deciso, dopo anni di routine e progetti inevitabilmente troppo simili, di \u201cprendere in prestito<\/em>\u201d gli anni della sua pensione per diluirli come una parentesi tra quelli di lavoro. Memorabile il suo secondo anno di sabbatico, passato quasi interamente a Bali, dove tra caratteri tipografici realizzati con gli zampironi, un\u2019edizione in serie limitata di t-shirt con cani randagi e, soprattutto, la preparazione di una mostra-capolavoro sulla ricerca della felicit\u00e0 che ha fatto il giro del mondo,\u00a0The Happy Show<\/em>, ha definitivamente chiarito che la produzione in stile libero sviluppata nel corso di un anno si riversa proficuamente, quasi si trattasse di una rendita, nel ciclo di lavoro successivo.<\/p>\n
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\nUltimamente \u00e8\u00a0Ineke Hans<\/strong>, designer olandese con collaborazioni tra Cappellini, Cooper Hewitt e Iittala, nonch\u00e9 attiva con il proprio brand INEKEHANS|collection, che ha scelto un lungo periodo di sabbatico per dedicarsi a una ricerca di carattere concettuale. Lasciato il suo storico studio di Arnhem in mano ai suoi collaboratori, nel 2015 \u00e8 ritornata a Londra, dove aveva studiato al Royal College of Art all\u2019inizio degli Anni Novanta, per aprire Salon, uno studio sui generis votato all\u2019organizzazione a cadenza mensile di incontri dedicati al futuro del settore mobile. Racconta ad\u00a0Artribune<\/em>: \u201cConsapevole dell\u2019impatto sul settore mobile dei nuovi metodi di produzione e promozione, nonch\u00e9 del surplus di mobili di una societ\u00e0 dove le persone si spostano verso case sempre pi\u00f9 piccole, ho aperto Salon per discutere insieme a designer, esperti e intellettuali fuori dagli schemi del futuro del nostro lavoro. Cosa ho imparato?\u00a0<\/em>\u00c8 chiaro che il ruolo del designer sar\u00e0 sempre pi\u00f9 attivo negli anni a venire. La classica situazione che mette insieme designer e cliente spesso non esiste pi\u00f9, n\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec eccitante. Un designer oggi deve iniziare progetti e processi in maniera sempre pi\u00f9 autonoma, e il ruolo degli aspetti tangibili sar\u00e0 sempre pi\u00f9 sopravanzato alla necessit\u00e0 di elaborare strategie e comportamenti<\/em>\u201d.<\/p>\n