{"id":3243,"date":"2016-11-18T15:01:14","date_gmt":"2016-11-18T15:01:14","guid":{"rendered":"https:\/\/giuliazappa.net\/il-design-e-lemergenza-rifugiati\/"},"modified":"2016-11-18T15:01:14","modified_gmt":"2016-11-18T15:01:14","slug":"il-design-e-lemergenza-rifugiati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giuliazappa.net\/en\/il-design-e-lemergenza-rifugiati\/","title":{"rendered":"Il design e l&#8217;emergenza rifugiati"},"content":{"rendered":"<p><strong>La disciplina del progetto si sta dimostrando sempre pi\u00f9 attenta alle delicate questioni della contemporaneit\u00e0, come i flussi migratori e i drammi quotidiani dei rifugiati. Con senso pratico e un pizzico di ottimismo na\u00eff, ecco una serie di proposte vincenti.<\/strong><\/p>\n<p><strong>DESIGN E NECESSIT\u00c0<\/strong><br \/>\nDesign dal volto buono? O dovremmo piuttosto dire design necessario, persino ineludibile? Mai come negli ultimi tempi, il design sembra guardare all\u2019emergenza dei rifugiati come a un\u2019istanza capace di metterlo nuovamente in gioco. Il quadro geopolitico di riferimento \u00e8 noto ai pi\u00f9: da una parte un numero mai cos\u00ec alto di profughi e migranti economici in marcia verso il Vecchio Continente, dall\u2019altra una Fortezza Europa che si sente assediata, complice una classe politica a dir poco riluttante a far proprio il tema dell\u2019accoglienza. Su questo territorio scivoloso, che mette insieme esigenze di dignit\u00e0 e sicurezza, diritti e logistica, una disciplina spesso tacciata di elitarismo, votata al profitto e incline a indugiare tra le nicchie del lusso, si \u00e8 fatta carico di intervenire ripensandosi in nome della sua antica anima sociale. A fare da volano, una lunga serie di iniziative, concorsi e programmi che vogliono dare una risposta non velleitaria a una crisi che coinvolge oltre 65 milioni di sfollati nel mondo \u2013 pi\u00f9 dell\u2019intera popolazione italiana \u2013 e oltre quattro milioni di rifugiati in Europa [fonte: UNHCR Global Trends 2015].<br \/>\nAd accendere i riflettori su questa sfida umanitaria \u00e8 stato soprattutto il What Design Can Do Refugee Challenge, concorso lanciato lo scorso febbraio dalla piattaforma olandese What Design Can Do in partnership con l\u2019Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e l\u2019Ikea Foundation. La missione? Immaginare, letteralmente, \u201csoluzioni audaci\u201d capaci di rispondere alle esigenze complesse dei rifugiati e delle nazioni che li ospitano, seguendo il presupposto che vede nel design un agente di cambiamento efficace grazie a una capacit\u00e0 di problem solving votata a idee e applicazioni innovative. Tra le oltre seicento proposte ricevute, solo cinque sono state selezionate e finanziate con 10mila euro ciascuna, da utilizzare per sviluppare e testare il progetto presentato.<\/p>\n<p><strong>GLI ESEMPI<\/strong><br \/>\nQualche esempio concreto? Makers Unite \u00e8 la piattaforma che riunisce tutti i makers, inclusi quelli presenti tra i rifugiati, desiderosi di trasformare gli scarti delle traversate \u2013 leggi i giubbotti di salvataggio \u2013 in oggetti nuovamente utili. Reframe Refugees, invece, \u00e8 un sito che permette ai migranti di vendere ai media le proprie foto, mentre The Welcome Card \u00e8 un device da installare nei centri di accoglienza per facilitare la verifica dell\u2019avanzamento delle proprie pratiche burocratiche, quali ad esempio la richiesta di asilo politico.<br \/>\nA spopolare non \u00e8 quello shelter design che guarda alle necessit\u00e0 abitative della prima accoglienza, ma un design di servizio attento ai bisogni della persona sul lungo periodo. Del resto, i precedenti c\u2019erano gi\u00e0 tutti: a partire dal 2008 aveva fatto scuola Reunite, bacheca digitale lanciata da due fratelli danesi che aiuta famiglie e comunit\u00e0 di migranti a ritrovarsi dopo aver lasciato alle spalle i Paesi di origine. Sulla scia di invenzioni come questa, due anni fa partiva TechRefugees, coordinamento per smanettoni e startupper per lo sviluppo di app dedicate all\u2019emergenza migranti. \u00c8 infine notizia di un mese fa che sempre l\u2019UNHCR ha stretto una partnership con il MIT di Boston per sviluppare strategie che permettano ai rifugiati di risolvere da soli i loro problemi quotidiani, bypassando i protocolli messi a punto dalle agenzie intergovernative e regionali.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.giuliazappa.net\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/What-Design-Can-Do-Reframe-platform-498x420.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"590\" class=\"alignnone size-full wp-image-241\" \/><\/p>\n<p><strong>PASSATO E PRESENTE<\/strong><br \/>\nEsistono poi progetti vecchi di decenni che, alla luce di queste nuove tensioni, sembrano tornare di attualit\u00e0. Vi ricordate del manuale di Autoprogettazione che Enzo Mari stilava nel 1974 per sollecitare una visione critica dal basso rispetto al monopolio industriale nella produzione di arredi? Ebbene, le sue istruzioni DIY sono state fatte proprie dall\u2019associazione berlinese CUCULA. Regufees Company for Crafts and Design, a cui lo stesso Mari ha concesso lo sfruttamento commerciale dei suoi mobili open source. A testimonianza dell\u2019attualit\u00e0 del tema, non mancano poi le iniziative culturali fatte proprie dalle istituzioni museali. Al grido di Reporting from the Front, la Biennale di Architettura del curatore Alejandro Aravena non si \u00e8 potuta esimere dal presentare intuizioni e case study sul tema dei rifugiati, tra cui ricordiamo i casi proposti dal padiglione della Germania (una ricognizione sull\u2019edilizia sociale di settore) e dell\u2019Austria (nuovi prototipi di rifugi temporanei). Dal canto suo, invece, il MoMA di New York parla di flussi e soluzioni abitative con Insecurities: Tracing Displacement and Shelter (a cura di Sean Anderson con Ari\u00e8le Dionne-Krosnick).<br \/>\nIl design salver\u00e0 il mondo? Almeno ci sta provando. Senza necessariamente discutere di politica, ma ovviando dal basso, con inventiva e un pizzico di ottimismo na\u00eff, all\u2019assenza di regie politiche globali e sistemiche.<\/p>\n<p>Pubblicato<em> su Artribune Magazine #33 e su <a href=\"http:\/\/www.artribune.com\/progettazione\/architettura\/2016\/11\/design-emergenza-rifugiati\/\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">Artribune.com<\/a> il 18 novembre 2016<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La disciplina del progetto si sta dimostrando sempre pi\u00f9 attenta alle delicate questioni della contemporaneit\u00e0, come i flussi migratori e i drammi quotidiani dei rifugiati. 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