{"id":3244,"date":"2016-10-29T15:14:20","date_gmt":"2016-10-29T15:14:20","guid":{"rendered":"https:\/\/giuliazappa.net\/design-del-mobile-un-settore-in-crisi\/"},"modified":"2016-10-29T15:14:20","modified_gmt":"2016-10-29T15:14:20","slug":"design-del-mobile-un-settore-in-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giuliazappa.net\/en\/design-del-mobile-un-settore-in-crisi\/","title":{"rendered":"Design del mobile. Un settore in crisi?"},"content":{"rendered":"
Il settore dell\u2019arredo si \u00e8 trasformato in una vera e propria chimera per i suoi progettisti. Saturazione, sovraffollamento e introiti sempre pi\u00f9 bassi sono solo alcune cause-effetto di un fenomeno che merita soluzioni.<\/strong><\/p>\n UN SETTORE IN DIFFICOLT\u00c0<\/strong> SOVRAFFOLLAMENTO E OCCUPAZIONE<\/strong> APPARENZE EFFIMERE<\/strong>
\nIl re \u00e8 nudo. All\u2019ultima conferenza di Design Indaba, tenutasi lo scorso febbraio a Cape Town, il designer Benjamin Hubert ha scosso l\u2019attenzione della platea con un coming out tanto inaspettato quanto, se vogliamo, lucido e prevedibile, che potremmo parafrasare cos\u00ec: \u201cBasta mobili\u201d. Stretto nella morsa di una concorrenza feroce, il settore dell\u2019arredo appare una chimera sempre pi\u00f9 irraggiungibile per i suoi progettisti, soffocati da una saturazione che, come il collo di un imbuto, rende di fatto impervio e scarsamente remunerativo l\u2019accesso al mondo della produzione.
\n\u201cEveryone is involved in creating lighting, furniture and accessories\u2026 they\u2019re all talented people\u201d, ha detto il fuoriclasse inglese, che ha all\u2019attivo prodotti per grandi marchi quali Cappellini, Fritz Hansen e Moroso, \u201cbut everyone seems to be designing the same thing. It\u2019s so saturated\u201d. Una riflessione che, anche alla luce della scarsa redditivit\u00e0 che l\u2019arredo poteva garantirgli \u2013 \u201cYou get paid sometimes in furniture but more often you\u2019re working for a very low royalty on products that don\u2019t sell as well as before\u201d, ha raccontato a Dezeen \u2013, ha portato Hubert a ripensare radicalmente il posizionamento del suo studio, trasformando il proprio marchio personale, Benjamin Hubert Ltd, in un\u2019azienda multidisciplinare, layer design, vocata al design di prodotto e alla metodologia human-centered.<\/p>\n
\nDel resto, che nel design del mobile ci fosse troppo sovraffollamento, ce n\u2019eravamo accorti anche in Italia. Senza incedere nei toni di chi suona la campana a morto, prefigurando imminenti apocalissi e scenari a tinte fosche, la curatrice e giornalista Chiara Alessi \u00e8 stata la prima a indagare, con Dopo gli anni Zero. Il nuovo design italiano (Laterza, 2014), l\u2019identit\u00e0, i linguaggi e anche le ombre dell\u2019ultima generazione del design nostrano. Quella che, sebbene nata nella decade ottimista e coraggiosamente radicale degli Anni Ottanta, appare oggi condannata a un presente di crisi continua e di coperte tragicamente troppo corte. Accade cos\u00ec che, se anche i nostri design millennials riescono a coronare il loro rapporto con un\u2019impresa, trasformando le loro proposte in un prodotto, difficilmente potranno pensare alle royalties che ne derivano come a una fonte sostanziale di reddito \u2013 \u201cCon le royalties mi ci mangio una pizza\u201d, ci ha raccontato all\u2019ultimo Salone del Mobile un designer che eppure vanta un portfolio significativo e collaborazioni con marchi importanti.
\nTra gli operatori di settore \u00e8 cosa nota: al giorno d\u2019oggi, soprattutto quando a essere coinvolti sono i giovani progettisti con scarso potere contrattuale, le aziende usano spesso gli oggetti come prodotti di comunicazione, presentando mobili, lampade e complementi che, seppure ufficialmente presentati in fiera, non sempre troveranno la via della distribuzione e dell\u2019incontro felice e necessario con il consumatore.<\/p>\n
\nNon \u00e8 per\u00f2 solo il riscontro occupazionale quello che preoccupa e fa sollevare qualche voce critica. Dopo aver lanciato nel 2015 il manifesto Beyond the New \u2013 A Search for Ideals in Design, la designer Hella Jongerius e la critica Louise Schouwenberg sono tornate al Salone del Mobile 2016 con un progetto che ha nuovamente messo in discussione il valore e le opportunit\u00e0 create dal sistema-design cos\u00ec come lo conosciamo. Nelle vetrine de La Rinascente in piazza Duomo, sei installazioni raccolte sotto il titolo A Search Behind Appearances \u2013 in collaborazione con Serpentine Galleries \u2013 hanno sublimato il mito della caverna di Platone: piccole lettere e modellini in movimento proiettano le loro ombre sui variopinti tessuti che fanno da sfondo, modificandone la percezione in un divenire in perpetuo movimento.
\nLa metafora delle apparenze effimere che agitano la superficie delle acque del design si contrappone cos\u00ec alla natura e all\u2019efficacia di una disciplina che, in un modo o in un altro, siamo storicamente abituati a pensare come un agente del cambiamento. \u201cFor decades already design is reduced to production of mere style differences, a deceitful play of illusions, and an accompanying marketing verbiage\u201d. Cosa progettare, allora, per un mondo ricco e, in alcuni casi, prossimo alla saturazione completa? Qual \u00e8 la cultura dell\u2019innovazione che dovremmo promuovere? Quali sono le buone domande che il design dovrebbe farsi e a cui dovrebbe provare a dare una risposta?<\/p>\n