{"id":3251,"date":"2016-07-19T15:40:58","date_gmt":"2016-07-19T15:40:58","guid":{"rendered":"https:\/\/giuliazappa.net\/designinfluential-ecco-chi-fa-tendenza-su-twitter\/"},"modified":"2016-07-19T15:40:58","modified_gmt":"2016-07-19T15:40:58","slug":"designinfluential-ecco-chi-fa-tendenza-su-twitter","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giuliazappa.net\/en\/designinfluential-ecco-chi-fa-tendenza-su-twitter\/","title":{"rendered":"#designinfluential. Ecco chi fa tendenza su Twitter"},"content":{"rendered":"

Ci sono gli specialisti del settore come Jeffrey Zeldman e le menti rinascimentali alla John Maeda. Ma anche italiani come Enrico Baleri e Stefano Mirti. Aprite l\u2019app di Twitter e iniziate a seguire. Perch\u00e9 sono loro a influenzare il mondo del design.<\/strong><\/p>\n

Si sente dire spesso, e le ricerche sarebbero l\u00e0 per dimostrarlo, che l\u2019intensit\u00e0 della nostra presenza sui social network sia inversamente proporzionale alla nostra autostima. Eppure, non c\u2019\u00e8 di che esserne completamente convinti: nel vasto ed eterogeneo mondo del design non sono pochi coloro che, pur in preda a una share-addiction quasi compulsiva, sono riusciti a trasformare il proprio avatar sociale in qualcosa di pi\u00f9 che una rappresentazione narcisistica di se stessi e del proprio portfolio. I social, dunque, sono anche una piattaforma in grado di disvelare un nuovo potenziale narrativo e promuovere una nuova esperienza al design? Gli account di alcuni design influential sembrerebbero confermarlo.<\/p>\n

GLI INFLUENTIAL INTERNAZIONALI<\/strong>
\nCome individuare, per\u00f2, i guru che pi\u00f9 orientano opinioni, gusti e attitudini del pubblico? Amici, follower e like \u2013 alias le metriche che Facebook, Instagram e Twitter fieramente espongono \u2013 sono l\u00ec per darci una mano. Certo, l\u2019eterogeneit\u00e0 dei campi di applicazione del design moltiplica i maestri e li relega generalmente a un settore di appartenenza: se un web designer difficilmente potr\u00e0 prescindere da Jeffrey Zeldman, storico evangelist della programmazione semantica e fondatore di The List Apart (@zeldman, 352k di followers su Twitter), un progettista grafico si ritrover\u00e0 a condividere i cinguettii di Erik Spiekermann (@espiekermann, 323k) e dello studio Pentagram (@pentagram, 221k), mentre gli epigoni del design strategico di matrice \u201cuser-centred\u201d si aggiorneranno probabilmente attraverso l\u2019account dell\u2019agenzia statunitense IDEO (@ideo, 283k), che quest\u2019approccio ha contribuito a strutturare.
\nSono in pochi, poi, coloro che riescono a parlare a un pubblico trasversale come l\u2019artista-designer digitale John Maeda (@johnmaeda, 432k follower su Twitter), la paladina della creativit\u00e0 Tina Roth Eisenberg (@swissmiss, 433k) e la nostra Paola Antonelli, senior curator del Dipartimento di Architettura e Design del MoMA di New York (@curiousoctopus, \u201csoli\u201d 38,2 k).
\nAd aiutarli, un\u2019attivit\u00e0 di ricerca che si allarga a macchia d\u2019olio fra tecnologia e tendenze di consumo, biologia e scienze sociali, data visualization e business, senza perimetri definiti tra un settore e l\u2019altro e senza mai perdere la capacit\u00e0 di fornire anticipazioni preziose su scoperte e attori di riferimento. E magari \u2013 perch\u00e9 anche lo stile fa parte del messaggio \u2013 senza lesinare quel pizzico di umorismo e qualche scanzonata citazione vintage, tanto per allontanare gli spettri di una trattazione accademica e pedante.<\/p>\n

LA SCENA ITALIANA
\nE in Italia? Complice la penalizzazione linguistica rispetto all\u2019inglese, i design influential nostrani si attestano su qualche migliaio di amici o di follower, una piccola ma compatta trib\u00f9 che oltre lo schermo \u00e8 spesso complice, o in alcuni casi acerrima antagonista, in progetti di vita e di lavoro. Eppure, anche da noi non mancano esperimenti e casi curiosi che hanno trovato nella Rete una maniera inedita per condividere aneddoti, pensieri e visioni sul passato e sul futuro della disciplina.
\nIl caso pi\u00f9 eclatante l\u2019ha costruito, a suon di post e di like, Enrico Baleri, grande designer e imprenditore, fondatore tra gli altri degli storici marchi Alias e Baleri Italia, oggi alla guida del Centro Ricerche Enrico Baleri. Le sue Perline \u2013 cos\u00ec vengono chiamati gli articoli pubblicati con cadenza quasi quotidiana sulla sua pagina Facebook \u2013 consegnano ai suoi 2.300 amici autentiche chicche tra cronaca e critica sulla storia e il presente del design. Il fascino di questo racconto a puntate? Il punto di vista privilegiato di chi da oltre cinquant\u2019anni ha intrecciato passioni e professione con i protagonisti del migliore progetto italiano e internazionale e non esita a condividere, pi\u00f9 di un libro e meglio di un libro (a cui peraltro la raccolta delle Perline daranno presto vita), il proprio patrimonio di vissuto e cultura. E l\u2019engagement, prendendo in prestito la terminologia dei social manager, funziona eccome: la vita comunitaria si scatena a suon di commenti anche divergenti ma sempre rispettosi, come Baleri stesso tiene a sottolineare, mentre una critica partecipata e dibattuta sembra scaturire pi\u00f9 facilmente tra questi post \u2013 si prenda il caso delle anteprime che Cassina ha presentato alla scorsa IMM Cologne \u2013 che non dalle pagine di riviste di settore ormai prive di opinioni graffianti.
\nE se il design sui social ha elaborato con Baleri una compatta forma di prosa, non di meno ha trovato un altro alfiere in grado di restituire un contributo in poesia. Ce la regala, puntando lo smartphone a testa in su, il critico e docente Stefano Mirti (@stefi_idlab, 4k follower) con l\u2019hashtag #todaysky, uno scatto sui cieli di Milano e del mondo che \u00e8 anche e soprattutto una temporanea presa di distanza dal progetto e dall\u2019ossessione ombelicale che cos\u00ec facilmente scatena nei propri accoliti.<\/p>\n

Pubblicato su Artribune Magazine #30 e su Artribune.com<\/a> il 19 luglio 2016<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

Ci sono gli specialisti del settore come Jeffrey Zeldman e le menti rinascimentali alla John Maeda. Ma anche italiani come Enrico Baleri e Stefano Mirti. Aprite l\u2019app di Twitter e iniziate a seguire. Perch\u00e9 sono loro a influenzare il mondo del design. Si sente dire spesso, e le ricerche sarebbero l\u00e0 per dimostrarlo, che l\u2019intensit\u00e0 … <\/p>\n