{"id":3353,"date":"2014-10-02T15:37:55","date_gmt":"2014-10-02T15:37:55","guid":{"rendered":"https:\/\/giuliazappa.net\/h-ack-una-maratona-al-maxxi-per-ripensare-la-casa-del-futuro\/"},"modified":"2014-10-02T15:37:55","modified_gmt":"2014-10-02T15:37:55","slug":"h-ack-una-maratona-al-maxxi-per-ripensare-la-casa-del-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giuliazappa.net\/en\/h-ack-una-maratona-al-maxxi-per-ripensare-la-casa-del-futuro\/","title":{"rendered":"H-ACK. Una maratona al Maxxi per ripensare la casa del futuro"},"content":{"rendered":"

Tre aziende e un centinaio di \u201chacker\u201d per 24 ore insieme. L\u2019obiettivo: stanare idee impreviste ma avvincenti, per mettere in discussione gli scenari abitativi dell\u2019oggi. E riconfigurare, forse, le coordinate della casa di domani.<\/strong><\/p>\n

Una casa connessa, pi\u00f9 intelligente, in grado di facilitarci la vita rendendola a misura di abitante. Ecco il tema, banale solo all\u2019apparenza, con cui ha aperto i battenti il programma dell\u2019Innovation Week, la manifestazione, promossa dalla Camera di Commercio di Roma, che ha anticipato la grande kermesse della Maker Faire Rome (leggete l\u2019intervista a Massimo Banzi pubblicata su Artribune proprio ieri) rilanciando con forza i temi legati a sviluppo tecnologico e crescita economica.
\nFortunatamente, l\u2019evento scelto per il battesimo inaugurale \u00e8 sfuggito alla convegnistica di rito e ha prediletto una formula da contest, chiamata hackathon, mettendo insieme il talent show con il sabotaggio creativo grazie a una maratona di 24 ore tutta a base di brainstorming, progettazione e sviluppo di codice. Il genere vi sfugge? Meglio allora prenderci confidenza, perch\u00e9, giurano gli esperti, ne sentiremo parlare sempre con pi\u00f9 insistenza.
\nQuello che \u00e8 andato in scena al Maxxi ha preso il nome di H-ACK e ha coinvolto tre aziende dell\u2019eccellenza made in Italy nel comparto casa \u2013 Elica, Slamp e Valcucine \u2013 insieme a un centinaio di giovani tra makers, designer e smanettoni. L\u2019obiettivo? Ripensare tre prodotti selezionati tra i rispettivi cataloghi aziendali sollecitando non solo l\u2019identificazione di immaginari e destinazioni d\u2019uso finora inesplorati, ma anche la realizzazione di veri e propri prototipi, ingegnerizzati prevalentemente grazie ad Arduino e presentati al pubblico dei makers dopo una sfacchinata andata avanti a cavallo di una nottata.
\nNon sottovalutiamo l\u2019impatto di questa nuova frontiera della ricerca industriale. Per le aziende che si sono prestate al gioco \u00e8 stato un po\u2019 come affrontare una piccola rivoluzione copernicana, guardando oltre le risorse dei team ricerca&sviluppo per approdare a quella che potremo definire come un\u2019inedita modalit\u00e0 di crowdsourcing allargato. Anche per i ragazzi, per\u00f2, la posta in gioco \u00e8 alta: oltre al gusto per la sfida, l\u2019obiettivo \u00e8 mettere alla prova le proprie capacit\u00e0 attraverso il gioco di squadra, e magari di farsi notare dalle stesse aziende, sempre pi\u00f9 interessate agli hackathon come modalit\u00e0 di recruiting particolarmente efficace.
\nSar\u00e0 questo anche il destino dei progetti vincitori, AUGH, I\u2019n\u2019spirati e Open Kitchen? Presto per dirlo. Intanto i progetti sono esposti alla Makers Faire, selezionati dalla giuria presieduta da Riccardo Luna, Stefano Micelli e Riccardo Donadon, allestiti nella sezione Artigiani Innovativi, co-curata dallo stesso Micelli insieme a Monica Scanu. Ed \u00e8 proprio a Stefano Micelli<\/strong>, vincitore con il libro Futuro Artigiano dell\u2019ultimo Compasso d\u2019Oro, che abbiamo chiesto di offrirci qualche spunto di riflessione sull\u2019originalit\u00e0 di questa iniziativa.<\/p>\n

\"\"<\/p>\n

Hackathon: come nasce e cosa vuol rappresentare questa operazione di \u201csabotaggio\u201d?<\/strong>
\nStefano Micelli: Abbiamo pensato all\u2019hackaton per mettere insieme due strutture che oggi fanno fatica a incontrarsi e a capire i vantaggi dati da un possibile incontro: da un lato la manifattura italiana, il mondo del design e della casa, e dall\u2019altro il mondo dei ragazzi, delle scuole, del digitale. Finora questi due mondi hanno fatto fatica a parlarsi, e per questo noi crediamo che queste ventiquattr\u2019ore immersive possano rappresentare un ponte per esplorare reciprocamente le possibili estensioni, le possibilit\u00e0 di contaminazione. Oggi le imprese sono molto sensibili a questo tema, si rendono conto che i progetti debbono avere qualche cosa in pi\u00f9 che ha a che fare con un\u2019anima digitale, con i social network con le potenzialit\u00e0 di Internet. Dal canto loro, i pi\u00f9 giovani iniziano a capire che questo non \u00e8 un mondo vecchio, ma un mondo con grandi opportunit\u00e0 di lavoro.<\/p>\n

In una cultura industriale che celebra il brevetto come strada maestra per l\u2019innovazione di qualit\u00e0, l\u2019open hardware cambia le carte in tavola. Come possono convivere queste due dimensioni?<\/strong>
\nStefano Micelli: Molto del made in Italy non \u00e8 mai stato coperto in senso stretto da brevetti, in parte perch\u00e9 le aziende italiane sono piccole, in parte perch\u00e9 molte tra le nostre attivit\u00e0 si prestano meno all\u2019attivit\u00e0 di brevettazione. Da questo punto di vista il passaggio verso una cultura open, che \u00e8 anche il passaggio verso una cultura del racconto del progetto, \u00e8 un passaggio abbastanza facile. Sicuramente \u00e8 quello che si sperimenta qui: un racconto di s\u00e9 che sembra coinvolgere un numero molto grande di persone che possono dare un contributo.
\nUna volta noi non facevamo queste cose perch\u00e9 eravamo convinti che dietro questi giovani non ci fosse la possibilit\u00e0 di attivare un\u2019intelligenza particolare, ma tanti hackathon che hanno preceduto questo e che spero seguiranno a questo ci dicono che questi giovani che sono all\u2019universit\u00e0 possono effettivamente contaminare la cultura aziendale. \u00c8 quello che gli economisti chiamano \u201cOpen Innovation\u201d: un\u2019innovazione che non \u00e8 pi\u00f9 diffusa all\u2019interno di un perimetro di organizzazione aziendale ma si allarga a uno spazio pi\u00f9 aperto, e ha bisogno di strumenti per manifestarsi che sono quelli della cultura e della condivisione.<\/p>\n

La casa del futuro appare ai pi\u00f9 come un orizzonte sfuggente, dai contorni indefiniti. Come ci dobbiamo immaginare le connessioni che metteranno in rete il paesaggio degli oggetti domestici?<\/strong>
\nS.M.:<\/strong> Ci siamo posti il problema di ragionare su un terreno fortemente inesplorato, quello della casa pi\u00f9 intelligente, capace di sfruttare le nuove tecnologie. Ci sono, rispetto ad alcuni anni fa, esempi interessanti di quello che potrebbe succedere: quello degli occhiali, prodotto molto consolidato e prodotto in Italia, oggi nuovamente protagonista grazie alla tecnologia di Google, e quello dell\u2019orologio, sempre pi\u00f9 smart, in grado di darci frequenza cardiaca e consumo di calorie. Questi sono esempi di oggetti del quotidiano che, in maniera abbastanza sorprendente, incorporano nuove tecnologie: questo deve accadere anche per la casa.<\/p>\n

\"\"<\/p>\n

Rivoluzione maker e occupazione, rivoluzione maker e Pil. A che punto siamo in Italia? La nuova rivoluzione artigiana inizia a generare reddito e occupazione?<\/strong>
\nS.M.:<\/strong> Sono un grande fautore della rivoluzione maker e sono molto attento a che questa straordinaria energia possa diventare occupazione, impresa, prodotto interno lordo, internazionalizzazione. Questa \u00e8 una grande opportunit\u00e0 per l\u2019Italia, anche per rivoluzionare i processi. Le nostre imprese, anche le pi\u00f9 piccole, non hanno aspettato la rivista Make per buttarsi nelle tecnologie innovative legate al laser cutting o alle stampanti 3d. Qui c\u2019\u00e8 un passo in pi\u00f9, ed \u00e8 legato a una fase di crescita legata alle funzioni, a una nuova variet\u00e0 di forme e di estetiche.<\/p>\n

Il mondo del design istituzionale, legato alla tradizione, come si sta muovendo?<\/strong>
\nS.M.:<\/strong> C\u2019\u00e8 un\u2019attenzione crescente, ma le aziende sono giustamente molto attente a tradurre tutto questo in valore economico. Le aziende non sono delle scuole: non si pongono semplicemente il problema della scoperta, ma anche di quello, spesso oneroso, della creazione di valore economico. Uno dei passaggi pi\u00f9 impegnativi \u00e8 quello legato all\u2019internazionalizzazione del gusto: molte novit\u00e0 non nascono in un mercato domestico \u2013 noi siamo anche in un continente, l\u2019Europa, che \u00e8 pi\u00f9 anziano di realt\u00e0 come la Cina o gli Stati Uniti. Sono questi i Paesi in cui oggi si definiscono le nuove estetiche e i nuovi bisogni. Spero che lo sforzo da parte nostra sia anche quello di incrociare il gusto di nuove popolazioni, che magari sono meno legate al design classico italiano e sono pi\u00f9 attirate da un design tecnologicamente all\u2019avanguardia. La necessit\u00e0 \u00e8 quella di agganciare la domanda dei Paesi emergenti con un gusto italiano che sia in grado di incorporare innovazione e tecnologia.<\/p>\n

E il mondo dell\u2019istruzione come si muove? Siamo in grado di raccontare questa frontiera di innovazione e di fornire strumenti di crescita adeguati?<\/strong>
\nS.M.:<\/strong> Personalmente, dirigo una fondazione, la Fondazione Nord Est, che si \u00e8 proposta di dotare le scuole con laboratori che integrino appieno il digital manufacturing nel percorso formativo, in modo da esporre ai giovani \u2013 intendo i sedicenni \u2013 alle potenzialit\u00e0 di questi nuovi strumenti. Oggi \u00e8 fondamentale che una nuova cultura tecnologica venga assorbita dalle generazioni pi\u00f9 giovani perch\u00e9 queste tecnologie non si imparano dai manuali quanto dalle esperienze, e la nostra scommessa non \u00e8 tanto quella di insegnare un corso codificato, quanto quello di esporre il maggior numero di giovani a questo tipo di potenzialit\u00e0. Come Fondazione Nord Est abbiamo lanciato un programma di crowdfunding e abbiamo chiesto alle scuole di raccogliere nella loro comunit\u00e0 di riferimento un po\u2019 di finanziamenti anche per dotarle di tecnologia che \u00e8 in buona parte anche italiana, e speriamo di poter portare questa iniziativa in giro per l\u2019Italia. Il digital manufacturing \u00e8 una delle opportunit\u00e0 per fare uscire l\u2019Italia dalla crisi. Questo mi sento di dirlo con una speranza in pi\u00f9 rispetto al passato.<\/p>\n

Pubblicato su Artribune.com<\/a> il 2 ottobre 2014<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

Tre aziende e un centinaio di \u201chacker\u201d per 24 ore insieme. L\u2019obiettivo: stanare idee impreviste ma avvincenti, per mettere in discussione gli scenari abitativi dell\u2019oggi. E riconfigurare, forse, le coordinate della casa di domani. Una casa connessa, pi\u00f9 intelligente, in grado di facilitarci la vita rendendola a misura di abitante. Ecco il tema, banale solo … <\/p>\n