{"id":3356,"date":"2014-06-30T09:01:11","date_gmt":"2014-06-30T09:01:11","guid":{"rendered":"https:\/\/giuliazappa.net\/william-kentridge-a-roma-lintervista\/"},"modified":"2014-06-30T09:01:11","modified_gmt":"2014-06-30T09:01:11","slug":"william-kentridge-a-roma-lintervista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giuliazappa.net\/en\/william-kentridge-a-roma-lintervista\/","title":{"rendered":"William Kentridge a Roma. L\u2019intervista"},"content":{"rendered":"
Oggi, luned\u00ec 30 giugno, il piazzale del Maxxi ospita la performance \u201cKentridge Live on the Tiber\u201d, esito di un workshop che ha coinvolto l\u2019artista sudafricano insieme a numerosi musicisti della scena romana guidati dal compositore Philip Miller. Obiettivo? Mettere a punto linguaggi visivi e sonorit\u00e0 di \u201cTriumphs and Laments\u201d, l\u2019opera site specific che Kentridge ambienter\u00e0 sui muraglioni del Tevere. Un fregio contemporaneo creato attraverso una tecnica non invasiva e reversibile \u2013 la pulizia di strati di sporco sulle mura \u2013 che promette di regalare un punto di vista inedito sulle grandezze e le sconfitte nella storia millenaria della Citt\u00e0 Eterna.<\/p>\n
Abbiamo incontrato William Kentridge<\/strong> (Johannesburg, 1955), accompagnato dalla fondatrice dell\u2019associazione Tevereterno Kristin Jones<\/strong>, direttrice artistica del progetto, per esplorare la dimensione in progress del lavoro e per scoprire se le resistenze istituzionali alla sua realizzazione sono state superate. In attesa che, dopo questa prima fase di sperimentazione, Triumphs and Laments, venga ufficialmente presentato il prossimo 12 settembre.<\/p>\n Tevereterno \u00e8 il sogno di una piazza d\u2019acqua nel cuore di Roma: sotto quale impulso \u00e8 nato il progetto e quali istanze sta portando avanti?<\/strong> Tra le proposte di arte pubblica che Tevereterno ha in cantiere, la realizzazione del suo Triumphs and Laments \u00e8 senz\u2019altro il lavoro pi\u00f9 imponente. Tra celebrazioni e disfatte, quale visione epica vuole sottolineare il suo lavoro?<\/strong> Dopo le prime prove tecniche, in questi giorni \u00e8 impegnato insieme al musicista Philip Meier in un workshop per un progetto site specific. Vuol dire che, a dispetto delle resistenze burocratiche, l\u2019opera finalmente si far\u00e0?<\/strong> Che opposizione culturale ha incontrato il progetto? Molte autorit\u00e0 istituzionali non vedono di buon occhio l\u2019idea di avere un pezzo d\u2019arte contemporanea nel centro storico di Roma.<\/strong> Ha menzionato il fatto che Triumphs and Laments \u00e8 un progetto destinato a scomparire: progressivamente, infatti, una patina di smog ricoprir\u00e0 i fregi. Una metafora del potere beffardo del tempo? O un paradosso della Citt\u00e0 Eterna?<\/strong> A cosa avete lavorato durante il workshop? Cosa vedremo oggi e il 12 settembre?<\/strong> Si tratta di musica folk?<\/strong> K. J.<\/strong>: \u2026 e sono vive a Roma oggi, impattandone positivamente la vitalit\u00e0. Cos\u00ec la musica comincia a partire da qualcosa che si suona normalmente e che evolve verso qualcosa che non conosciamo. Il bello \u00e8 che c\u2019\u00e8 tutto questo talento e che lavorarci \u00e8 realmente straordinario. Per quello che mi riguarda, mi sono sempre interessata ai progetti site specific, cos\u00ec \u00e8 stato fantastico osservare come questa musica rallentava, si abbassava, e a volte prendeva una nuova forma che non era del tutto riconoscibile. Non \u00e8 solo il lavoro con le immagini del passato a poter essere reimmaginato.<\/p>\n Roma, si legge sul sito di Tevereterno, \u00e8 una citt\u00e0 \u201cdiversa\u201d. Oltre i clich\u00e9, o forse proprio a partire dai clich\u00e9, dove risiede dal suo punto di vista l\u2019origine di tale peculiarit\u00e0?<\/strong> Questa settimana ha inaugurato al Maxxi una grande retrospettiva sul designer e artista italiano Gaetano Pesce, il quale vive da decenni negli Stati Uniti pur mantenendo un legame molto intenso con il suo Paese di origine. Le giro una domanda che ho rivolto a Pesce: quale paradigma racconta meglio l\u2019Italia di oggi vista dall\u2019estero, l\u2019Italia come Fundamentals della Biennale di Koolhaas o la Grande Bellezza di Sorrentino? Quali le risonanze con la visione di Triumphs and Laments?<\/strong> A Roma \u00e8 un habitu\u00e9. Come passa il suo tempo nella capitale?<\/strong>
\nKristin Jones<\/strong>: \u00c8 cominciato nella mia testa nel 1983 quando, giunta a Roma con una borsa Fulbright per scoprire la meraviglia della sua architettura e della sua arte, ho scoperto questa sezione assolutamente dritta del Tevere che sembra un ready made e che poteva trasformarsi in luogo molto suggestivo per l\u2019arte contemporanea. Ad oggi, la missione di Tevereterno \u00e8 quella di incoraggiare le autorit\u00e0 a comprendere quanto questo spazio per grandi eventi non sia rivolto solo a grandi artisti contemporanei, ma possa incoraggiare anche la cultura locale, questo grazie a una serie di programmi, un comitato scientifico, e progetti differenti come una Biennale da tenersi nello straordinario padiglione d\u2019acqua che \u00e8 questo sito. Cos\u00ec, per il futuro, pensiamo alla presenza di diversi curatori, progetti, borse di studio.<\/p>\n
\nWilliam Kentridge<\/strong>: Non so quale sar\u00e0 la sua espressione finale, ma credo che riguarder\u00e0 questo intrecciarsi di trionfi e disastri, partendo dall\u2019ovvio presupposto che il trionfo di qualcuno sia anche il disastro di qualcun altro. Dal mio punto di vista, lo sforzo \u00e8 quello di trovare un linguaggio visivo che esprima questa combinazione di trionfi e lamenti, il senso di una citt\u00e0 che rappresenta essa stessa il trionfo, e come la sua architettura ne conservi le tracce. Inoltre sono interessato alle ombre, a cosa si nasconde sotto la superficie, a mettere insieme tutti questi livelli e trasformarli in un nuovo lavoro di arte contemporanea. Generalmente guardo ai materiali storici, agli archivi, alle sculture, ai dipinti, che mi restituiscono la storia millenaria della citt\u00e0.<\/p>\n
\nW. K.<\/strong>: Triumphs and Laments implica livelli diversi di realizzazione. Quella finale che speriamo di raggiungere sar\u00e0 ottenuta attraverso la pulizia di questi strati di sporco dai muraglioni del Tevere, ma esiste gi\u00e0 concretamente in forma di disegno, collage, materia fisica. \u00c8 iniziato come un progetto visivo nel tentativo di sperimentare diverse modalit\u00e0 di visualizzazione, ma \u00e8 cominciato anche attraverso le conversazioni come questa intervista o altri articoli, come anche nelle domande che sono scaturite prima ancora che il progetto iniziasse concretamente. Cosa vuol dire portare arte contemporanea in questo sito? \u00c8 interessante notare che la conversazione cominci prima ancora che il lavoro sia fatto.<\/p>\n
\nW. K.<\/strong>: Capisco che nelle vecchie citt\u00e0, dove c\u2019\u00e8 un enorme patrimonio storico come Firenze o Atene, ci siano persone che dicono: \u201cAbbiamo gi\u00e0 la nostra arte, non ci serve niente di nuovo, ci basta il Partenone e non abbiamo bisogno di nient\u2019altro\u201d. Ma le citt\u00e0 interessanti, e penso che Roma sia una di queste, sono quelle che hanno un senso plurale della storia, sia essa classica, medievale, barocca e contemporanea. Non si tratta di una citt\u00e0-museo come Venezia, anche se \u2013 per quanto Venezia sia rimasta una citt\u00e0 immobile per cinque secoli -capisce tuttora qual \u00e8 il ruolo che la contemporaneit\u00e0 esercita sulla citt\u00e0 attraverso la cultura. Dal mio punto di vista, comunque, \u00e8 importante che il progetto sia effimero sul lungo periodo: non c\u2019\u00e8 nessun Mos\u00e8 rimarr\u00e0 per secoli e secoli. Questo perch\u00e9 Triumphs and Laments sar\u00e0 corroso dall\u2019inquinamento e scomparir\u00e0 progressivamente nel tempo. Diventando cos\u00ec un commento sulla citt\u00e0, una maniera di guardare alla storia ma non un commento definitivo. La pluralit\u00e0 di attitudini verso questo progetto, le differenti persone coinvolte fanno s\u00ec che Triumphs and Laments non sia qui per dire \u201cquesta \u00e8 la storia\u201d, quanto piuttosto questa \u00e8 la mia opinione su Giordano Bruno o Giorgiana Masi. C\u2019\u00e8 una pluralit\u00e0 di elementi che si possono affacciare al progetto, ma senza dire \u201cqui devi provare vergogna, qui tristezza, qui gioia\u201d. Sicuramente ci sono dei momenti di estasi ovvi, come per Santa Rita, o per Marcello Mastroianni e Anita Eckberg nella Fontana di Trevi, un facile trionfo celebrativo dell\u2019immagine e dello spirito. Allo stesso tempo, per\u00f2, c\u2019\u00e8 un recupero della tradizione propria dell\u2019arte classica romana di ritrarre prigionieri, sconfitti, barbari battuti. Prendere tutte queste immagini \u00e8 come srotolare la Colonna Traiana, rendendola piatta e guardando alla storia che racconta da duemila anni.<\/p>\n
\nW. K.<\/strong>: S\u00ec, \u00e8 detta eterna, ma se pensiamo ai suoi monumenti capiamo bene quanto il concetto di eternit\u00e0 sia relativo. Ad esempio, se guardiamo ai frammenti provenienti dai monumenti classici, vediamo quanto siano stati corrosi dalla pioggia acida, o come si siano sbriciolati, o come siano stati oggetto di vandalismo. La comprensione della storia, dunque, \u00e8 iscritta nella materia, e ci sono alcuni ambiti in cui la materia \u00e8 stata dimenticata: la gamba di una persona manca, il naso di una scultura andato. Per questo penso che la cosa pi\u00f9 interessante nel progetto sia il mix di immagini che vengono dal passato accompagnate dalle tracce della propria memoria, e quanto la maniera di lavorarci abbia di conseguenza a che fare con il modo di funzionare della nostra memoria.<\/p>\n
\nW. K.<\/strong>: A Roma c\u2019\u00e8 un team di persone, storici, storici dell\u2019arte, archeologi che hanno messo insieme un sacco di materiale proveniente da diverse fonti, alcune ovvie come la scultura di Marco Aurelio in Campidoglio, e altre meno ovvie, ad esempio dagli archivi medievali. Innanzitutto, dunque, ho avuto l\u2019opportunit\u00e0 di incontrare queste persone, vedere come lavorano e mostrargli cosa avevo intenzione di fare con i loro reperti. Quindi ho lavorato con il compositore Philip Miller e un gruppo di musicisti locali per sperimentare la possibilit\u00e0 di accompagnare il progetto con una dimensione musicale, un concerto. Cos\u00ec la maggior parte del nostro tempo \u00e8 stato impiegato per improvvisare, ascoltare pezzi differenti di musica e vedere spezzoni dai miei film. La performance al Maxxi restituir\u00e0 l\u2019idea di come questi elementi possono lavorare insieme.
\nK. J.<\/strong>: Abbiamo invitato dei musicisti che suonano musica tradizionale e Philip sta scoprendo qual \u00e8 il loro repertorio.<\/p>\n
\nW. K.<\/strong>: Abbraccia la musica di strada e vecchi repertori musicali. L\u2019idea \u00e8 che la musica popolare ha radici antiche di millenni, che risalgono ad esempio alla musica dionisiaca presente ancora oggi in una tarantella come nella musica contemporanea. Anche se le radici musicali sono molteplici\u2026<\/p>\n
\nW. K.<\/strong>Per esempio, non so se si tratti di un clich\u00e9, ma un cavallo che traina una biga, che possiamo considerare un clich\u00e9 della Roma eroica, un eroe combattente sulla biga, \u00e8 l\u2019emblema di un trionfo che \u00e8 possibile scomporre nei suoi componenti e poi riassemblare. Per me a volte si tratta di un\u2019operazione letterale. Prendi qualcuno che porta le spoglie e pensa alle immagini contemporanee che significano portare il trionfo sulle tue spalle: un\u2019apertura a cosa un\u2019immagine possa diventare e quale sia la sua attitudine. Non mi preoccupa partire da immagini molto familiari, facilmente riconoscibili, come le statue di Garibaldi e di sua moglie con la pistola in mano che si trovano nei dintorni dell\u2019American Academy: tutti e due hanno quest\u2019aria iconica e allo stesso tempo una componente che pu\u00f2 essere dimenticata, cambiata. Si potrebbe fare un\u2019intera processione di uomini a cavallo, che include anche solo Marco Aurelio e tutti quelli che hanno copiato Marco Aurelio.<\/p>\n
\nW. K.<\/strong>: Penso che uno dei paradigmi che descrive meglio l\u2019Italia sia la virtualit\u00e0 dei suoi progetti, le conversazioni sul progetto che iniziano prima che il progetto stesso sia effettivamente cominciato. Cos\u00ec, si potrebbe immaginare una versione de La Grande Bellezza dove una sequenza diventa una processione di prodotti che sfilano con i propri loghi sui muraglioni del Tevere, trasformato in uno spazio messo in vendita. Penso che la cosa pi\u00f9 eccitante per me non sia descrivere il progetto nella sua forma finale, n\u00e9 pensarlo in forma di paradigma, quanto chiedersi se sia possibile in quest\u2019epoca austera lavorare con questa storia visuale, o se ci\u00f2 si dimostri impossibile fino a che il progetto non diventa qualcosa di completamente commerciale, oppure se \u00e8 impossibile perch\u00e9 questa vecchia storia di umiliazione e dolore esprime ancora troppi rimorsi. Cosa possono mostrare le immagini? Possono ancora provocare? In Sudafrica possiamo rappresentare ci\u00f2 che vogliamo, possiamo rappresentare la polizia in azione, possiamo mostrare immagini del passato. Certo alcuni si potrebbero offendere, ma a volte offendere la gente va bene: non bisogna spaventarsi della possibilit\u00e0 di offendere. C\u2019\u00e8 da chiedersi per\u00f2 quando queste immagini possano diventare fondamentali. A volte la gente dice semplicemente: \u201cNo. Lascia che il mio villaggio resti piccolo, sempre pi\u00f9 piccolo\u201d. Se cos\u00ec fosse a Roma, la citt\u00e0 tornerebbe a essere quella che era nel Medioevo.
\nK. J.<\/strong>: Per me questo riguarda il valore intrinseco di questo sito. Puoi invitare persone dall\u2019Italia, dall\u2019Europa e dal mondo per prendere la citt\u00e0 come una fonte di ispirazione e per fare una lavoro che ritorni a questo luogo. Ci sono 39 accademie straniere a Roma: tutti vengono per cercare ispirazione. Questo sito, Piazza Tevere, \u00e8 un luogo dove le cose possono essere riconsiderate e restituite con progetti che la esaltino ogni volta. Cos\u00ec, quello che stiamo facendo durante questi workshop \u00e8 veramente eccitante, vedere il discorso che pu\u00f2 scaturire sulla citt\u00e0 e come questo discorso sia una materia molto viva. \u00c8 eccitante vedere questo materiale prendere forma e come questa forma non sia assoluta.<\/p>\n
\nW. K.<\/strong>: Roma \u00e8 il primo posto fuori dal Sudafrica che ho visitato quando ero bambino. Mi risuona ancora l\u2019eco della meraviglia che ho provato per la sua antichit\u00e0 straordinaria affiancata dalla pazzia del suo traffico e dei suoi affari. Mi dispiace essere molto ovvio, ma il Pantheon \u00e8 un luogo magico dove mi piace sempre tornare. \u00c8 una sorta di fondamentale.<\/p>\n