{"id":3388,"date":"2011-06-11T11:46:13","date_gmt":"2011-06-11T11:46:13","guid":{"rendered":"https:\/\/giuliazappa.net\/litalia-che-paese-unico\/"},"modified":"2011-06-11T11:46:13","modified_gmt":"2011-06-11T11:46:13","slug":"litalia-che-paese-unico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giuliazappa.net\/en\/litalia-che-paese-unico\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia, che Paese unico"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Il Compasso d\u2019Oro stanato da Milano. In nome dell\u2019Unit\u00e0 Nazionale. Il design Made in Italy arriva nella Capitale con due esposizioni che trovano nel \u201csaper fare italiano\u201d una chiave di coesione e identit\u00e0 comune.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il design italiano come un affare tutto milanese. Cos\u00ec, per consuetudine e leggerezza, siamo abituati a leggere le variegate espressioni della nostra creativit\u00e0 e del suo sistema produttivo, notoriamente tanto pi\u00f9 forte e capillare quanto pi\u00f9 vicino al suo epicentro meneghino. Il quale si dimostra da sempre capace, nel campo del progetto, di ribaltare e annullare la centralit\u00e0 ufficiale di una Roma&nbsp;<em>caput mundi<\/em>&nbsp;destinata s\u00ec a essere un punto di raccolta per idee e avvenimenti, ma incapace di ritagliarsi un posto in prima fila nella definizione della cultura materiale.<br>Ma ecco che, per il breve spazio di una stagione, gli equilibri tra le due citt\u00e0 sembrano andare incontro a uno scossone. Complice una volont\u00e0 istituzionale trasversale e bipartisan e una rassegna, anzi due, che trasformano il grande patrimonio del design italiano in un racconto collettivo orientato all\u2019inclusione e alla divulgazione.&nbsp;<em>Unicit\u00e0 d\u2019Italia<\/em>, infatti, \u00e8 la mostra che il Palazzo delle Esposizioni e il Macro Mattatoio dedicano ai prodotti Made in Italy in occasione del centocinquantenario dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia. Con un protagonista assoluto: la collezione del Compasso d\u2019Oro, raccolta storica che riunisce gli oltre 300 progetti vincitori delle passate edizioni del concorso, inaugurato nel 1954 dai magazzini La Rinascente (passati ora di mano, ironia del caso, a un gruppo thailandese) e dal 1958 solidamente al timone dell\u2019ADI \u2013 Associazione Italiana per il Disegno Industriale, capofila nel premiare con scadenza triennale i risultati d\u2019eccellenza della produzione industriale del Belpaese.<\/p>\n\n\n\n<p>Mai mostrati finora in un\u2019unica sede, i pezzi storici della collezione raccontano l\u2019abilit\u00e0 del \u201csaper fare italiano\u201d attraverso manifatture di grande eterogeneit\u00e0, tracciando i confini di un sistema degli oggetti che, sebbene da sempre prodotto al Nord, rappresenta un\u2019eredit\u00e0 collettiva per una fetta ben pi\u00f9 vasta della popolazione nazionale, almeno nei suoi strati borghesi. Una coesione geografica, quella dettata dai nuovi consumi, qui riletta attraverso sei macrotemi \u2013 il rigore del poco, la liberazione dei linguaggi, dalla ricerca del quotidiano, il progetto del lavoro, il tempo libero, nuovi italiani nuove cose&nbsp;<em>\u2013<\/em>&nbsp;scelti per testimoniare la relazione a doppio filo tra la nostra rapida innovazione industriale e i cambiamenti antropologici dell\u2019Italia del boom.<br>Oltre a questa lettura \u201clucida\u201d, a farsi largo \u00e8 un effetto simbolico e nostalgico ben pi\u00f9 suadente e pervasivo. A ricordarci che la storia, e il senso di comunanza che ne deriva, passa in certi casi pi\u00f9 dal fascino di questi oggetti sentimentali che non dalle esperienze collettive che ci coinvolgono come cittadini. E indicandoci anche il sapore un po\u2019 irripetibile di quegli anni di ascesa, ben testimoniati dalle fotografie di&nbsp;<strong>Ugo Mulas<\/strong>&nbsp;esposte a corredo degli oggetti del Compasso, istantanee di protagonisti vitali, geniali e sempre elegantissimi di un\u2019Italia di cui sentiamo la mancanza.<\/p>\n\n\n\n<p>A trasportarci nell\u2019Italia della contemporaneit\u00e0 e delle nuove sfide progettuali ci pensa la costola espositiva alla Pelanda, dedicata ai prodotti in lizza per la XXII edizione del Compasso d\u2019Oro. Qui, infatti, sono raccolti tutti i progetti \u2013 dai divani alle ceramiche, dai libri alle lampade \u2013 finalisti per le rispettive categorie del premio, e i cui vincitori saranno ufficialmente annunciati il prossimo 12 luglio. Una bella opportunit\u00e0 per toccare con mano la capacit\u00e0 produttiva e il tasso d\u2019innovazione del nostro sistema industriale, eredit\u00e0 di quella grande stagione del boom che ancora oggi ci rassicura per la propria solidit\u00e0 e innovazione. Magari senza ammaliarci \u2013 ma questo \u00e8 colpa dell\u2019effetto retro \u2013 con il fascino familiare di uno stile gi\u00e0 tradotto in esperienze e bagaglio collettivo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Pubblicato su <\/em><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/attualita\/2011\/06\/l%E2%80%99italia-che-paese-unico\/\"><em>Artribune.com<\/em><\/a><em> l&#8217;11 giugno 2011<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Compasso d\u2019Oro stanato da Milano. In nome dell\u2019Unit\u00e0 Nazionale. Il design Made in Italy arriva nella Capitale con due esposizioni che trovano nel \u201csaper fare italiano\u201d una chiave di coesione e identit\u00e0 comune. Il design italiano come un affare tutto milanese. 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