{"id":3389,"date":"2011-02-24T14:58:04","date_gmt":"2011-02-24T14:58:04","guid":{"rendered":"https:\/\/giuliazappa.net\/andree-putman-ambasciatrice-di-stile\/"},"modified":"2011-02-24T14:58:04","modified_gmt":"2011-02-24T14:58:04","slug":"andree-putman-ambasciatrice-di-stile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giuliazappa.net\/en\/andree-putman-ambasciatrice-di-stile\/","title":{"rendered":"Andr\u00e9e Putman, ambasciatrice di stile"},"content":{"rendered":"
Una fama tardiva, e il gusto per gli ossimori. L’ambasciatrice dello stile francese – con una carriera da Jack Lang al Concorde, a BHL – in mostra a Parigi con una retrospettiva-tributo all’Hotel de Ville…<\/strong><\/p>\n “Sono diventata famosa a New York perch\u00e9 pensavano che lo fossi gi\u00e0 a Parigi”. \u00c8 con una lucidit\u00e0 spiazzante e autoironica che Andr\u00e9e Putman descrive l’arrivo della propria fama tardiva, conquistata – anche con la complicit\u00e0 dei circoli pi\u00f9 esclusivi della Grande Mela, in primis l’establishment dello Studio 54 – grazie all’iconico progetto di interni del Morgan Hotel nel 1984. Una parabola lunga ed eccentrica, per una donna di cinquant’anni, che in virt\u00f9 della sua singolare personalit\u00e0 pu\u00f2 godersi il lusso di rimescolare le carte e dar vita, con una nuova carriera a capo dell’agenzia di design Studio Putman, a un portfolio capace, nei 25 anni a seguire, di reinterpretare l’identit\u00e0 di luoghi e brand autorevoli con un inusitato gusto dell’ossimoro.
\nMa quale talento si nasconde dietro al gusto grafico della sala da bagno pi\u00f9 famosa del Novecento, entrata nella storia per aver sovvertito gli opulenti codici degli anni ’80 con la predilezione per semplici piastrelle, rianimate in virt\u00f9 di un deciso accostamento psichedelico?
\nQuello di Andr\u00e9e Putman, oggi celebrata con una retrospettiva all’H\u00f4tel de Ville sotto l’egida della pi\u00f9 alta carica cittadina, il maire Bertrand Delano\u00eb, \u00e8 un profilo umano e professionale fuori dall’ordinario, un amalgama di elementi eclettici in potenziale corto circuito, eppure capaci di convergere in una sintesi univoca e sublime, frutto di impulsi e curiosit\u00e0 biografiche pi\u00f9 che di una spiccata propensione progettuale.
\nUn dato che spiega l’arrivo imprevisto di una notoriet\u00e0 quasi accidentale, propria di chi ha lavorato con disciplina ma senza accanimento a vocazioni espressive divergenti: bambina dell’altissima borghesia avvezza alle pi\u00f9 alte espressioni del gusto della propria classe sociale; pianista e compositrice di riconosciuto talento fino ai 20 anni; moglie e musa per intellettuali e artisti della Francia della contestazione; a seguire, stylist e imprenditrice fuorimoda, la prima a rimettere in produzione – con la societ\u00e0 Ecart da lei fondata – i mobili dimenticati di Mariano Fortuny, Eileen Grey e Robert Mallet Stevens.<\/p>\n
\nEccellenti, e tutti francesissimi, gli esempi che ne danno una testimonianza. Un buon inizio \u00e8 l’ufficio di un Jack Lang ministro della cultura in rue de Valois, in cui le decorazioni barocche si confrontano con le totemiche geometrie dei mobili anni \u201880, armonizzandosi soltanto nella continuit\u00e0 degli infiniti toni del beige.
\nAltri riferimenti, in ordine sparso, sono il progetto del Concorde, in cui Putman rinuncia agli stilemi da jet-set per incarnare un lusso trattenuto e allo stesso tempo confidenziale. O, ancora, lo showroom Guerlain sugli Champs, capace di dare pi\u00f9 risalto a lampadari e stucchi in stile impero sacrificandone il protagonismo e la percezione dell’integrit\u00e0. O, infine, gli interni dell’abitazione di Bernard Henry L\u00e9vy a Tangeri, per il quale Putman ricava uno spazio etereo e aperto all’esterno, in continuo dialogo con la vista del mare che lo circonda.
\nComune a tutti questi casi, \u00e8 il trait d’union dato da alcune cifre che ritornano continuamente: l’amore per i colori-non-colori e per la luce che si modula nell’ombra, un minimalismo che d\u00e0 pi\u00f9 risalto ai volumi rispetto che agli oggetti, e il fiero predominio della bellezza sul primato tirannico della funzionalit\u00e0.
\nStesse cifre, peraltro, che ritroviamo nel sobrio allestimento dell’esposizione, curata dalla figlia Olivia, ora succeduta alla madre al timone di Studio Putman. In mostra, tra mobili e complementi d’arredo, anche un vasto corpus fotografico, tra cui gli scatti di interni di Deidi von Schaewen, fino alla ricostruzione, senz’altro l’attrattiva pi\u00f9 eccitante del percorso, del bagno del Morgan in scala 1:1.<\/p>\n