Salone del Mobile. È ancora tempo di Milano

Salone 2015 ai nastri di partenza. Pronti per l’inizio della maratona? Mai come quest’anno, la design week si preannuncia densissima di avvenimenti e trasversale nelle proposte che affollano la sua agenda. Un brulichio di attività, una spinta propulsiva al contagio delle idee che ci piace rileggere affidandoci al concetto di energia, se è vero che il payoff di Expo – Nutrire il pianeta. Energia per la vita – ha valore e può essere preso in prestito anche dalla design week. Certamente, l’Esposizione Universale segna una linea di continuità importante non solo per il rinnovato protagonismo di Milano, ma anche per la centralità dei temi legati all’ambiente e all’innovazione tecnologica che accomunano alimentazione e cultura del progetto. Tuttavia, è alla spinta vitalistica, all’energia scaturita della partecipazione dal basso che dobbiamo guardare per capire verso quale direzione si sta muovendo, anche suo malgrado, il Salone del Mobile.

Diana Scherer – Nurture harold

A fronte di un tempo e di una capacità di assorbire gli stimoli che sono senz’altro limitati, la proliferazione delle proposte avanza inesorabile. Non c’è studio o quartiere che sconfessi la logica del presenzialismo a tutti costi, che non proclami con orgoglio che, se “everybody is a designer”, tutti hanno diritto a un giro di giostra.
Il fermento è positivo? Senz’altro, nella misura in cui si trasforma in un indicatore di partecipazione democratica e di entusiasmo professionale. Ma ha pur sempre un rovescio della medaglia, se l’entropia scaturita rischia di abbassare la capacità di lettura e di affezione agli eventi. Bastino infatti un paio di esempi: con dieci distretti, o aspiranti tali, che arroventano la mappa del Fuori Salone, con marchi che segnalano una dozzina di iniziative disseminate per la città, si fa un po’ fatica costruire una mappa delle priorità. Facendoci rimpiangere le piccole fiere e le piccole biennali costruite intorno a un tema forte, a poche ma curatissime iniziative.
C’è un rimedio, oltre a sognare un evento su misura in versione lillipuziana? Certo: affidarsi a chi per voi ha tentato di districare – non senza fatica – questa giungla di proposte. E, più importante, non prendere il Salone troppo sul serio, conservando una salutare “giusta distanza”.

Pubblicato su Artribune Magazine #24 – Speciale Design e su Artribune.com il 12 aprile 2015

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