Baroquisme: al Salone va di moda il barocco firmato da Vincenzo De Cotiis

È una rilettura personale, sebbene non immune da una certa concretezza filologica, quella che l’architetto Vincenzo De Cotiis presenta nello spazio espositivo del suo studio milanese con l’anteprima della collezione “Baroquisme”.

I pezzi in mostra – tavolini, cabinet, paraventi, e, ancora, un maestoso tavolo da pranzo, quasi ispirato alla maestosità plateale di un banchetto del Seicento – sono descritti dall’autore Vincenzo De Cotiis, architetto, come creazioni che “rinnegano il decorativismo ovvio e rimarcano la logica delle variazioni inattese”. Tanti scarti imprevisti, dunque, realizzati nel suo studio milanese attraverso accostamenti e sovrapposizioni di materiali – la fibra di vetro di recupero insieme all’ottone argentato, i vetri e i marmi francesi – che come sedimenti eterogenei sembrano definire un orizzonte fluido e al tempo stesso ben radicato, difficile da eludere o archiviare come un qualsivoglia piccolo orpello.

IL RIFERIMENTO AL BAROCCO
In effetti, la teatralità senza griglia dell’insieme sembra assecondare una certa idea di barocco che vede nell’irregolarità e nella libertà delle forme un ben noto denominatore di stile. Eppure, potremmo forse trovare nell’etimologia una traccia per delinearne l’identità e metterne in luce il valore: forse nell’origine del termine spagnolo “barrueco” e in quelle omonima perla irregolare, anche detta in italiano scaramazza, che come nei gioielli del XVII secolo sa emanare un’ideale di bellezza anche in assenza di una rigorosa armonia formale? A voi la scelta: intanto eccovi le immagini.

Pubblicato su Artribune.com il 5 aprile 2017

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