10 mostre di design da non perdere nel 2019

Un viaggio a tappe intorno al mondo alla scoperta di dieci esposizioni che nel 2019 racconteranno, ognuna a proprio modo, un’accezione diversa del fare design.

È un anno ricco di iniziative, quello che si sta per aprire tra pochissimi giorni per gli amanti della cultura del progetto. Oltre alle molteplici fiere, che tra sezioni commerciali e iniziative collaterali continuano ad alimentare le novità della grande giostra del design mondiale, non mancano le mostre che catalizzeranno l’attenzione e il dibattito su tematiche specifiche del fare design. Da New York a Hong Kong, passando per Milano e la Germania (quest’anno le vere mete imperdibili complici l’Esposizione Internazionale e il centenario della nascita del Bauhaus) abbiamo selezionato dieci piccole e grandi mete da segnare nell’agenda dei design-addicted. Un’occasione per viaggiare, ma soprattutto per approfondire personaggi e argomenti noti o meno noti della storia e della pratica del design di ieri e di oggi.

1. BROKEN NATURE. DESIGN TAKES ON HUMAN SURVIVALS: XXII ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE, MILANO
Broken Nature, XXII Triennale Milano 2019

È forse il grande avvenimento che marcherà più di altri le attese, le aspettative e le scoperte del 2019 in fatto di design. La XXII edizione dell’Esposizione Internazionale – “Broken Nature”, a cura della “nostra” Paola Antonelli, temporaneamente in trasferta dal MOMA di New York alla Triennale di Milano – guarda al futuro della terra e delle specie viventi interrogandosi sui campi di intervento del cosiddetto “restorative design”. Un ambito nuovo della disciplina; certamente, crediamo, il più necessario, se pensiamo alla necessità di ricucire gli strappi che si sono consumati con il nostro pianeta, e a quanto l’impatto rigenerativo dei nostri interventi possa rappresentare non soltanto una forma attuale di indagine speculativa, ma anche una misura straordinaria per garantirci l’unica convivenza possibile con il nostro ecosistema. La grande mostra, che avrà appunto come epicentro la Triennale di Milano, si muoverà in ambiti multidisciplinari, di cui molti sperimentali e ultratecnologici, e a cavallo tra nomi noti e meno noti della progettazione. Nel frattempo, per preparaci a territori applicativi non scontati e consumare l’attesa – che è poi un po’ anche quella per il Museo Permanente del Design Italiano, l’altra creatura Made in Triennale che costituirà una delle grandi highlights del 2019 – possiamo buttarci a capofitto nella piattaforma online Broken Nature, attiva online già da mesi e oramai ricca di contenuti, interventi e bibliografie da digerire con la debita lentezza.

1 marzo – 1 settembre 2019
Triennale di Milano
www.brokennature.org

2. 100 YEARS BAUHAUS: AKADEMIE DER KÜNSTE, BERLINO

100 years Bauhaus, Interactive Media Foundation, Berlino

100 anni fa, la grande accademia dove la rivoluzione del design – convengono in molti – ebbe inizio, fu fondata a Weimar da un manipolo di avanguardisti e sperimentatori che credevano nell’opportunità di dare un nuovo corso alle arti applicate attraverso un approccio multidisciplinare, un interesse spiccato verso le ultime disponibilità tecnologiche e un impulso formale largamente ispirato dalla teoria della Gestalt. L’Akademie der Künste inaugura il 2019 con un giubileo – 100 years Bauhaus, a cura di Bettina Wagner-Bergelt – dedicato alla celebrazione movimento fondato da Walter Gropius attraverso un festival di arti performative, tra celebrazione del passato e proiezione della sua eredità nel futuro. Ma le celebrazioni del Bauhaus non finiscono qui. Tra le numerose esposizioni destinate a mettere in rilievo aspetti specifici della sua vasta produzione, gli occhi rimangono puntati sull’apertura prevista per il 1 settembre 2019 del Bauhaus Museum Dessau progettato dallo studio di Barcellona Gonzalez Hinz Zabala, che ospiterà la seconda collezione al mondo di opere Bauhaus.

Berlino // dal 16 al 24 Gennaio 2019
Akademie der Künste, Hanseatenweg, Berlino
https://www.bauhaus.de/en/jubilaeum/4173_100_jahre_bauhaus_das_eroeffnungsfestival/

3. TUTTO PONTI, GIO PONTI ARCHI-DESIGNER: MUSÉE DES ARTS DÉCORATIFS, PARIGI

Tutto Ponti, Gio Ponti archi-designer, Parigi

Ancora qualche settimana per accorrere a Parigi e perdersi in una delle mostre che più hanno fatto parlare di sé negli ultimi mesi del 2018: “Tutto Ponti, Gio Ponti archi-designer” (a cura di Sophie Bouilhet-Dumas, Dominique Forest e Salvatore Licitra) al Musée des Arts Décoratifs – di per sé una piccola mecca nonché, in occasione delle mostre monografiche allestite tra le sale della collezione permanente, una scenografia ricca di stimoli e occasioni di confronto – è una tra le più complete retrospettive sull’attività poliedrica del grande architetto milanese. In mostra, ceramiche (ineludibili quelle frutto della preziosa collaborazione con Richard Ginori), arredi (e ancora le piante delle abitazioni per cui sono stati concepiti), dipinti e disegni, taccuini di viaggio e articoli per la stampa (Domus, naturalmente, ma anche quelli esito di una lunga collaborazione con il Corriere della Sera). Inutile negare che, da qualche anno a questa parte, Ponti sia tornato prepotentemente di moda, complici una vasta schiera di epigoni che con le loro riproposizioni di maniera hanno finito per stancare: una constatazione, questa, che non impedisce certo di tornare con curiosità alla sua opera omnia per ammirare ancora una volta l’impulso alla rilettura del classicismo di questo grandissimo interprete della cultura architettonica e decorativa italiana.

Parigi // fino al 10 febbraio 2019
Tutto Ponti, Gio Ponti archi-designer
Musée des Arts Décoratifs, Parigi
http://madparis.fr/francais/musees/musee-des-arts-decoratifs/expositions/expositions-en-cours/tutto-ponti-gio-ponti-archi-designer/

4. “MARS”: DESIGN MUSEUM, LONDRA

Mars, Design Museum, Londra. Credits NASA

La colonizzazione del pianeta rosso è sempre meno un’utopia, e mentre fisici e astronauti continuano a lavorare sulle tecnologie per traghettarsi (e traghettarci) a circa 58 milioni di chilometri dalla Terra, i designer iniziano a progettare le soluzioni che renderanno possibile un’esperienza di vita tangibile e concreta all’interno della nostra galassia. Per il 2019, il Design Museum di Londra ci offre con “Mars” un’anticipazione inedita per intuire la grande portata di questa sperimentazione. Organizzata in tre sezioni – Arrive (arrivare), Survive (sopravvivere) e Thrive (prosperare) -, la mostra si promette non solo di restituire attraverso un’esperienza immersiva la percezione e l’austera bellezza della superficie di Marte, ma anche di esplorare differenti scenari di possibile sviluppo della vita attraverso progetti inediti su commissione affidati a designer internazionali. Il ruolo del designer, infatti, è parte integrante della sfida, non solo per concepire scenari di insediamento (pensiamo alla ricerca del FCL – Future City Lab guidato da Stefano Boeri, in parte confluita nella mostra space&interiors all’ultimo Salone del Mobile), ma anche per definire nei dettagli (un po’ come sta facendo Philippe Starck, alle prese con la progettazione degli interni della navicella spaziale di Axiom, la prima società dedicata a viaggi turistici nello spazio) ambienti e scenari di vita.

Design Museum, Londra
16 ottobre 2019 – 1 marzo 2020
https://designmuseum.org/exhibitions/future-exhibitions/mars

5. “ROAD AHEAD – REIMAGINING MOBILITY”: COOPER HEWITT, NEY YORK

The Road Ahead: Reimagining Mobility, New York

Fino a non molti anni fa, in pochi avrebbero scommesso che le frontiere avvenieristiche tratteggiate dalla fantascienza nel campo della mobilità si sarebbero trasformate in esperienze concrete e reali.  Oggi, tra droni volanti e auto che si guidano da sole, siamo tutti meno scettici, nonché inclini a credere che il futuro ci riservi impareggiabili sorprese. Lo è anche il Cooper Hewitt, grande istituzione newyorkese che, con The Road Ahead, “incoraggia i visitatori a considerare creativamente come droidi, bot, droni, etc. possano rendere le nostre strade più sicure, il trasporto più equo e le città più sostenibili”. In mostra, quaranta progetti elaborati da importanti aziende, accademia e studi di design (tra cui Arup, MIT, Höweler + Yoon, Toyota, IDEO e Waymo), che ci illustrano come le sinergie tra nuove tecnologie e i big data siano ormai mature per consegnarci un sistema dei trasporti dal volto tutto nuovo non solo per persone e beni, ma anche per i servizi.

Fino al 31 marzo 2019
Cooper Hewitt, Ney York
https://www.cooperhewitt.org/channel/road-ahead/

6. BETWEEN TWO WORLDS: NATIONAL VICTORIA GALLERY, MELBOURNE

Escher X nendo | Between Two Worlds, NGV, Melbourne

Ecco una mostra che acquista interesse non tanto, o meglio non solo, per il contenuto delle opere in mostra, quanto per le ipotesi di lettura che un allestimento coraggioso riesce a sollevare. A firmare quello di “Between Two Worlds”, monografica sul più ipnotico degli artisti, Maurits Cornelis Escher, è infatti Nendo, lo studio giapponese guidato da Oki Sato che ha fatto del divertissement geometrico uno dei suoi marchi di fabbrica. Il set design studiato per l’esposizione, che nella sua ossessiva linearità non ha niente di impersonale o minimalista, si assume tutta la responsabilità di rendersi il vero artefice di questa inedita esperienza di visita. Scacciando via il gusto per la white box, e intrigando con la sua personalità ingombrante ed iconica pubblici decisamente nuovi e, immaginiamo, probabilmente più giovani.

Melbourne // fino al 7 aprile 2019
NVG, Melbourne
https://www.ngv.vic.gov.au/exhibition/escher-x-nendo-between-two-worlds/

7. “FOOD: BIGGER THAN THE PLATE” : VICTORIA&ALBERT MUSEUM


Food: Bigger than the Plate, V&A, Londra

Passata la vague ossessiva volta ad estetizzare il contenuto dei nostri piatti in maniera necessariamente originale, il food design può tornare a concentrarsi su uno spettro più ampio di sfide tecniche e antropologiche. Con “Food: Bigger than the Plate”, il Victoria&Albert Museum offre un confronto con le ultime sperimentazioni che hanno investito la filiera alimentare, “dal compost alla tavola” passando per “fattorie urbane, esperimenti gastronomici e carne sintetica”. Obiettivo: riscoprire come design e alimentazione vadano a braccetto in una dimensione squisitamente politica, e come coniugare esigenze di sostenibilità ambientale e bontà dei cibi sia senza alcun dubbio alla nostra portata.

Londra // dal 18 maggio 2019
Victoria&Albert Museum, Londra
https://www.vam.ac.uk/exhibitions/food-bigger-than-the-plate

8. NOGUCHI FOR DANH VO: COUNTERPOINT: M+, HONG KONG

Noguchi for Danh Vo: Counterpoint, Hong Kong

Ecco un’altra esposizione a scommettere su un tandem, quello tra Isamu Noguchi (1904 – 1988), artista e architetto giapponese autore di alcuni celeberrimi arredi dal tratto iperscultoreo – è un’icona mondiale il suo Noguchi coffee table – e Danh Vo (1975), artista danese (ma di origine vietnamita) tra i più celebri della sua generazione. Il loro connubio non delinea una mostra di design in senso classico ma, crediamo, offre un’opportunità sottile ed elegante per per portare alla luce nuove tensioni contemporanee nell’opera di Noguchi e riflettere sulla natura degli oggetti, indagandone in maniera istintiva personalità, carichi simbolici e accostamenti formali.

9. ENZO MARI, TRIENNALE, MILANO

Doveva inaugurare al PAC di Milano, ma è stata posticipata e spostata alla Triennale di Milano. Quello che importa, comunque, è che la mostra si farà, e la aspettiamo con ansia. Curata dallo stesso Studio Enzo Mari e da Hans Ulrich Obrist, si prospetta come una grande antologica che darà spazio ai lavori su commissione e a quelli autoprodotti di questo grandissimo maestro italiano, tra i più rigorosi ed eticamente centrati – nei progetti come nell’afflato teorico – della sua generazione e di quelle a venire.

Milano // autunno 2019
Triennale, Milano

10. THE VALUE OF GOOD DESIGN: MOMA, NEW YORK

The Value of Good Design, MoMA

Chiudiamo la nostra rassegna con uno dei principali appuntamenti del MOMA di New York per il 2019. La celebrazione del good design, tema della mostra a cura di Juliet Kinchin e Andrew Gardner, non è cosa nuova per questo genere di istituzioni museali, tanto meno per il celeberrimo museo newyorkese. Del resto, già nel 1953 la rivista Time scriveva “C’è dell’arte in un manico di scopa? Sì, dice il Museo di arte Moderna di Manhattan, se è disegnato per essere utile e se è bello”, recensendo una esposizione dedicata all’argomento. Perché insistere sul tema, allora? Le ragioni sono molteplici, ma ne sottolineiamo due. Tornare ai classici del design, innanzitutto, permette sempre di scoprire e approfondire il valore degli oggetti e delle idee che li hanno generati, soprattutto in tempi prepotentemente soffocati dalle mode. Infine, è bello scoprire come il senso del classico possa rinnovarsi a seconda dello specifico periodo storico: se il tema del “good design” è una classica domanda ancestrale – cosa rende “giusto” un oggetto? -, è bene trovare una scusa che ci porti ad interrogarci di nuovo sul senso del “ponderato” a cui una buona parte della produzione progettuale, volente o nolente, continua ad ambire.

New York // dal 10 febbraio al 27 maggio 2019
MOMA, New York
https://www.moma.org/calendar/exhibitions/5032

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