Il design in una stanza. Intervista a Cristina Celestino

Secondo appuntamento con “Una Stanza Tutta per Sé”, il format romano presentato da Cantiere Galli Design, che offre ai designer uno spazio dove confrontarsi in libertà con le proprie visioni. Ne abbiamo parlato con Cristina Celestino, progettista tra le più fertili e corteggiate degli ultimi anni, qui in veste di nuova interprete delle suggestioni insite nell’eterno leitmotiv di Virginia Woolf.

Ha inaugurato a Roma il secondo appuntamento di Una Stanza Tutta per Sé, il format di installazioni site specific presentato al pubblico della Capitale (e non solo) da Cantiere Galli Design. Aperto lo scorso febbraio sotto l’impulso di Eleonora Galli, questo centro polifunzionale – allo stesso tempo showroom, materioteca e bookshop – nato come costola di Edil Mostra Galli si è dotato fin dal suo lancio di una empty room, un piccolo contenitore culturale dove dare voce e spazio alla libera immaginazione di una nuova generazione di progettisti.
Dopo l’esordio con il giovanissimo Giuseppe Arezzi, il nome del secondo designer chiamato a interpretare in chiave progettuale la suggestione wolfiana – commenta con noi Domitilla Dardi, curatore per il Design del Maxxi Architettura qui in veste di art director di questa stanza speciale – è Cristina Celestino. Classe 1980, residente a Milano dopo una laurea in architettura allo IUAV di Venezia, negli ultimi anni Celestino si è imposta con forza sulla scena internazionale – ricordiamo le collaborazioni con Fendi e Bottega Nove o i prodotti lanciati con il suo brand Attico – come un’interprete soprattutto colta, ricca di trovate immaginifiche che testimoniano una cifra stilistica in bilico tra ricchezza decorativa e sintesi estetica ferma e consapevole. La scelta della Celestino, ci racconta Domitilla Dardi, coincide con la volontà di dare voce a una “progettista dotata di una sensibilità particolare per gli interni e di un segno personale tra i più definiti e consapevoli nel panorama internazionale. Attraverso scelte cromatiche precise, conoscenza approfondita dei materiali, un immaginario nutrito di grandi classici storici e intuizioni contemporanee, Cristina ha creato una stanza sorprendente. Qui tutto sembra a prima vista sereno e riconoscibile; ma poi un piccolo scarto nella percezione ci proietta in uno spazio che è reale e onirico al tempo stesso, travalicando le nostre certezze”.
Abbiamo chiesto a Celestino di approfondire con noi Proiezioni, la sua installazione dedicata al tema “personale/condiviso” nell’era dei social network.

Cristina Celestino. Photo (c) Cristina Galliena Bohman

 

L’INTERVISTA

Con Proiezioni ribalti le prerogative che normalmente associamo all’ambiente interno e a quello esterno: cosa ti ha spinto a cambiare i connotati e le nostre aspettative riguardo una zona giorno/spazio pubblico e una zona notte/spazio per l’intimità?
L’installazione Proiezioni rappresenta la traduzione in progetto di una riflessione molto intima sulla mia interpretazione del tema personale-condiviso, dove il mio immaginario si traduce in linguaggio progettuale. Non esiste una traduzione della zona giorno come spazio pubblico e della zona notte come spazio per l’intimità. La stanza è una sorta di balcone aperto su cieli stellati che gioca con l’immaginazione e il ribaltamento di alcuni codici progettuali: la moquette color verde pallido tappezza il soffitto della stanza; a pavimento la moquette riveste una sorta di morbida balaustra che termina con un cordolo in travertino; una classica seduta da esterni (sdraio in legno pieghevole) è stata rivestita con un ricco velluto capitonné; l’illuminazione è ottenuta con due diffusori in foggia di ombrelli capovolti con ricchi dettagli in ottone; un cielo stellato apre gli orizzonti della stanza e genera riflessi infiniti. I riferimenti sono molteplici: dal Le Corbusier “surrealista” dell’appartamento sugli Champs-Élysées ai palazzi seicenteschi affrescati come giardini, alla stanza da letto di Adolf Loos –progettata per se stesso e la moglie Lina –, trasformata dall’uso di materiali morbidi. Ho cercato di mettere in scena uno spazio onirico dove l’intimità domestica e rassicurante sconfina in un esterno stellato e infinito. I due mondi sono fluidi e complici ed entrambi giocano un ruolo fondamentale nella creazione del risultato finale.

Il tuo progetto interpreta il tema del personale/condiviso: come leggi il cambiamento in atto rispetto al tema del possesso e della condivisione nella società contemporanea? A tuo modo di vedere, quali sono i riflessi più interessanti sul tema della casa e del progetto?
Ho interpretato il tema personale/condiviso come il binomio tra interiorità, mondo inconscio personale, e mondo invece pubblico, collettivo, fatto di relazioni, confronto ed esposizione –anche mediatica. Non è quindi una questione di possesso di beni materiali, ma di personale come intimo e di condiviso come collettivo, appartenente a tutti, in senso simbolico prima che materiale.

Una Stanza Tutta per Sé. Cristina Celestino. Cantiere Galli Design, Roma 2017

Ti viene spesso attribuita una spiccata sensibilità alla sperimentazione materica e a una lettura “al femminile”. Ti ritrovi in questa prospettiva “di gender”?
Non ritengo che il design, inteso come prodotto e come progetto, abbia un genere. Penso che ci possa essere un approccio più femminile e uno più maschile al progetto, ma questo non è detto che coincida con l’essere donna o uomo – come mostra la storia del design e anche la produzione attuale. Il mio mondo di riferimento e i miei codici stilistici vengono associati a un universo femminile e a una sfera legata alla sensibilità. Per me non è una scelta di campo, ma un linguaggio che mi appartiene e che declino in modi diversi in base ai progetti. Non penso che questo progetto di interior si possa classificare come “femminile”.

Com’è la tua stanza tutta per te? Sei sensibile al feticismo esercitato dagli oggetti?
Seguendo il tema di Virginia Wolf, la “mia stanza tutta per sé”, è la mia stanza personale all’interno del mio studio. Ho raccolto il mio piccolo mondo fatto di oggetti-progetti significativi e questo spazio rappresenta un po’ la mia conquista personale sotto tutti i punti di vista. Certo sono sensibile al tema del possesso degli oggetti – sono anche collezionista. In questo mio desiderio di possesso, e anche di esposizione dei prodotti, sono guidata dal valore estetico dei pezzi e dal racconto che questi oggetti veicolano. Molte volte un racconto personale, legato alla mia storia; altre volte un racconto legato alla loro storia come progetti.

 

Pubblicato su Artribune.com il 15 giugno 2017